Le storie riguardanti i viaggi nel tempo non mi sono mai piaciute granché. Vanno sempre a finire con la risoluzione di questo o quel paradosso. Per fortuna Avoledo,  in questo “L’Anno Dei Dodici Inverni”, ci risparmia la sorpresa finale, lasciando che il racconto termini nel modo più scontato e onesto (niente finale a sorpresa come in “Mare di Bering”, “L’Elenco Telefonico di Atlantide” o “Lo Stato Dell’Unione”).

La storia è quella solita di un uomo di mezza età, o prossimo alla, che viene colto dalla passione per una giovane donna. Con annessi e connessi: moglie tradita, storia sofferta, rimpianti, ecc.

Ne “L’Anno..” le tematiche fantascientifiche si concentrano nella seconda parte del romanzo, ritagliandosi uno spazio maggiore rispetto ai precedenti lavori di Avoledo. Divertenti ma poco plausibili le pagine che descrivono il credo religioso basato sulla figura di Philip K. Dick.

Ho apprezzato di più “La Ragazza di Vajont”, ma anche “L’Anno…” rimane tutto sommato un bel romanzo.

Rimango dell’idea che Avoledo debba ancora scrivere il suo capolavoro, e che di anno in anno stia posticipando l’impresa. Ma lui è uno scrittore prolifico, come lo è stato Phlip K. Dick, uno dei suoi maestri. Ho come l’impressione che se Avoledo si fosse preso un pausa di qualche anno, dalla fusione de “L’Anno…” e “La Ragazza…” ne sarebbe potuto scaturire il suo lavoro migliore.

Non ci resta che aspettare.


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