Category Archives: Letture

David F. Duffy, La strana storia dell’androide Philip K. Dick

Attorno al 2003 un gruppo di persone provenienti da esperienze diverse misero insieme le proprie abilità per dare vita a un progetto alquanto singolare: la creazione di un androide dotato di intelligenza artificiale con le sembianze di Philip K. Dick. I principali partecipanti al progetto erano lo scultore David Hanson e gli informatici Art Graesser e Peter Olney. Il primo era attivo nel campo della robotica antropomorfa, mentre gli altri due si occupavano di programmazione e intelligenza artificiale. Il risultato fu la creazione di un androide dal volto sinistramente identico a quello di Philip Dick, che poteva interagire con le persone, conversare e rispondere alle domande in puro stile dickiano. Al progetto venne dato un certo risalto sia in ambito scientifico che a livello puramente mediatico, tanto che la cosa attirò l’attenzione di Google. Proprio durante un viaggio in aereo con destinazione Mountain View, in California (la sede di Google), la “testa”, ossia la componente principale e tecnologicamente più evoluta dell’androide, venne misteriosamente e definitivamente smarrita, mettendo così la parola fine al progetto. Continue reading

Alessandro Bertante, Gli ultimi ragazzi del secolo

Di Alessandro Bertante avevo letto soltanto Nina dei Lupi, romanzo apocalittico pubblicato nel 2011 e che ottenne un buon successo di critica. Quel libro mi piacque particolarmente, tanto che mi ripromisi di approfondire quanto prima l’opera mainstream dello scrittore milanese. Ci ho messo invece otto anni prima di decidermi ad affrontare nuovamente un suo scritto. Gli Ultimi Ragazzi del Secolo è un romanzo autobiografico nel quale l’autore racconta di un suo viaggio nei territori della ex Jugoslavia , con la guerra ormai finita e le macerie ancora fumanti. A questo si alternano i racconti della sua infanzia, adolescenza e maturità nei grigi anni settanta e soprattutto nella Milano da Bere degli anni ottanta/novanta.
Classe 1969, quindi poco più grande del sottoscritto, Bertante ci racconta quegli anni li, senza lasciarsi sopraffare dalla visione romantica che invece noi quaranta-cinquantenni tendiamo ad averne. Continue reading

Enrico Costa, Il Muto di Gallura

Il Muto di Gallura è un racconto storico pubblicato di forma di romanzo nel 1884 dal sassarese Enrico Costa, scrittore, giornalista, studioso, operista, poeta, nonché tesoriere della Banca di Sassari, che visse tra la metà del 1800 e i primi del 1900, scopritore e “maestro” di Grazia Deledda.
Raccontato in prima persona dal Costa stesso, nella veste di storico narratore, il libro descrive le vicende e i protagonisti della faida che insanguinò il paese di Aggius e gli “stazzi” limitrofi tra il 1850 e il 1856, e che causò la morte di circa settanta persone. Protagonista in negativo di questa carneficina è il bandito Bastiano Tansu, sordomuto dalla nascita. Sicario al soldo di una delle due famiglie rivali, tanto feroce quanto disperato, in lui convivono l’istinto animale e la lucida disperazione di chi non sa e non può comunicare. Unica fiamma che illumina la sua esistenza è l’amore che prova per una giovane fanciulla, Gavina, bella e irraggiungibile. Continue reading

Tullio Avoledo, Furland®

Strano esperimento questo Furland®, di Tullio Avoledo. Mi è piaciuto? Direi che si lascia leggere. Ha dei difetti? Alcuni, a mio modo di vedere, ma trascurabili. Allora da cosa deriva questa mia perplessità? Forse dal fatto che dall’autore de La Ragazza di Vajont, Mare di Bering, L’Elenco Telefonico di Atlantide, Lo Stato dell’Unione e Chiedi alla Luce mi aspetto soltanto dei capolavori, e non dei divertissement di altro tipo. Tuttavia, a ben vedere, anche in Furland® troviamo alcuni ingredienti tipici della produzione Avolediana. La distopia, la tendenza a immaginare società totalitarie, la deriva fascista, personaggi forti e cinici e dalla moralità ambigua. Ingredienti che nel caso di Furland® virano verso il grottesco, la satira, l’invenzione letteraria.
La trama in breve: grazie a una sorta di colpo di stato indipendentista, organizzato da Vittorio Volpatti, un politico tanto visionario quanto reazionario, il Friuli ottiene l’indipendenza dall’Italia. Continue reading

Gianni Tetti, Il Grande Nudo

Dopo aver letto, abbastanza casualmente, il romanzo Mette Pioggia di Gianni Tetti, ed esserne rimasto piacevolmente colpito, ho voluto approfondire l’opera di questo autore mio conterraneo, col quale condivido città di nascita e passione per il genere distopico e apocalittico. Ho optato naturalmente per il suo romanzo successivo, Il Grande Nudo, nel momento in cui scrivo la sua ultima pubblicazione, testo che è stato candidato ufficialmente durante la settantunesima edizione del Premio Strega. Mi è piaciuto? Si, mi è piaciuto. Ci tengo a dirlo subito e a scanso di equivoci, perché da questo momento in poi ne illustrerò quelli che a molti potrebbero sembrare dei difetti.
Prendiamo Mette Pioggia, il suo romanzo precedente, innaffiamolo con la benzina, mettiamo un petardo al suo interno, incendiamolo e facciamolo esplodere. Avremo così Il Grande Nudo: romanzo deflagrante che riporta più o meno le stesse tematiche, gli stessi personaggi, gli stessi luoghi del romanzo precedente, ma elevati all’ennesima potenza. Con, ancora più evidente, un unico principale protagonista: la crudeltà umana, maschile, italiana, sarda. Continue reading

Gianni Tetti, Mette Pioggia

Nel mio continuo lavoro di approfondimento del genere distopico/apocalittico di matrice italiana, ho scovato questo piccolo capolavoro scritto nel 2014 da un giovane autore e sceneggiatore sardo, Gianni Tetti, anche lui nato a Sassari qualche anno dopo il sottoscritto. Proprio a Sassari sono ambientate le vicende narrate in questa strana apocalisse. Una Sassari cattiva, polverosa, infetta, lenta, silenziosa.
Mette Pioggia è un romanzo corale che narra l’apocalisse incrociando i punti di vista dei tanti personaggi che lo popolano. Personaggi inizialmente slegati tra loro, ma le cui vite si incastrano come le tessere di un puzzle. Tra di loro spicca l’assenza di eroi o persone speciali: sono proprio le storie di questi anonimi personaggi a introdurre un’apocalisse forse climatica o forse peggio, che se ne sta tranquilla sullo sfondo, lasciando che i protagonisti vivano i loro drammi e si abbandonino ai ricordi allucinati e infetti di un mondo giunto oramai alla fine. Continue reading

Margaret Atwood, Il Racconto Dell’Ancella

Il Racconto dell’Ancella è un grande romanzo, considerato da molti e a ragion veduta un classico del genere distopico di matrice novecentesca. Volendo tracciare una sequenza cronologica dei più importanti romanzi specificatemene distopici* del secolo scorso, Il Racconto dell’Ancella segue il solco tracciato da Il Mondo Nuovo, 1984, Fahrenheit 451, e Arancia Meccanica. Ripeto: sequenza cronologica. Ognuno poi si faccia la propria classifica.
Io purtroppo ho avuto la sventura di leggere questo capolavoro dopo aver visto l’omonima serie tv su Tim Vision, interpretata dalla bravissima Elisabeth Moss, di conseguenza conoscevo fin troppo bene tutta la storia. La serie infatti rimane abbastanza fedele al romanzo originale, seppur con qualche “aggiunta”.
Poco male: leggere Il Racconto dell’Ancella rimane comunque un’esperienza appagante. Rispetto agli altri romanzi SF di Margaret Atwood che mi è capitato di leggere, nel Racconto dell’Ancella manca l’ironia, caratteristica importante della cifra stilistica della Atwood, anche se a volte sembra trapelare tra le righe un sottile sarcasmo, soprattutto quando pare evidente che l’autrice canadese parli della società futura con l’intento di muovere una forte critica ai costumi contemporanei. A parte questo, si tratta di un romanzo visivamente potente, scritto alla perfezione e ottimamente tradotto in italiano. Continue reading

Giuseppe Genna, History

Articolo scritto per la rivista on line Andromeda, che differisce rispetto all’originale per l’ampia digressione autobiografica.

Sono riuscito nell’impresa non facile di portare a termina la lettura di History, l’ultima fatica letteraria di Giuseppe Genna. “Fatica” nel vero senso della parola, tanto che mi sento da subito di poter dire che History non è un romanzo per tutti, e tra questi ovviamente mi ci metto anch’io. Ma procediamo con ordine, con una mia breve digressione autobiografica.

È una vita che leggo un po’ di tutto in modo disordinato e caotico. Fino a quattordici divoravo manuali e libri illustrati per ragazzi. Intorno ai quindici anni è sbocciato l’amore per la narrativa, prevalentemente di genere fantascientifico. Ho passato un paio d’anni a leggere quasi esclusivamente romanzi e racconti di Isaac Asimov, per poi diversificare con Urania comprati a casaccio, i libri di Lovecraft e Poe, gli scrittori cyberpunk e l’opera omnia di Philip K. Dick. A un certo punto ho rallentato con il consumo smodato di narrativa di genere, spostando i miei interessi sul mainstream di provenienza anglosassone, con saltuarie incursioni nel beat e nel postmoderno. Continue reading

Ernest Cline, Ready Player One

Articolo scritto originariamente il 24 settembre 2014 e oggi, 20 marzo 2018, rivisto, attualizzato e riproposto.

Tanto per mettere subito le cose in chiaro: dopo aver letto Ready Player One si ha l’impressione di aver avuto a che fare con un megaspiegone galattico di 640 pagine. Per gli addetti ai lavori (non che io lo sia) lo spiegone è Il MALE, e lo è sia in ambito narrativo, dove può non essere semplice farne a meno, sia in ambito cinematografico, dove invece le immagini dovrebbero raccontare tutto, o quanto basta. Come avrebbe detto il buon Villaggio, dicesi spiegone o infodump quella spiegazione, solitamente lunga e pedante, che molti scrittori non molto attenti alla tecnica (indipendentemente dal fatto che riescano o meno ad avere successo) usano per illustrare senza troppe complicazioni sia il contesto storico, sociale e culturale nel quale è ambientata la storia, sia l’antefatto dal quale prendono il via le vicende narrate. Questo è il difetto numero uno di Ready Player One. Continue reading

Emmanuel Carrère, La settimana bianca

Articolo scritto originariamente il 3 aprile 2015, e ripubblicato, rivisto e corretto, il 25 febbraio 2018.

Sempre più spesso sono le offerte di Amazon a guidarmi nella selezione dei libri da leggere. Quando mi sono visto proporre a un paio di euro un romanzo di Emmanuel Carrère, scrittore di cui ho avuto modo di apprezzare le biografie di Eduard Limonov e Philip K. Dick, senza pensarci due volte ho deciso di scaricarlo nel mio Kindle, sicuro del fatto che, qualora avessi deciso di abbandonarne la lettura, avrei sprecato l’equivalente del costo di un caffè al bar.
Emmanuel Carrère credo sia al momento uno dei tre o quattro scrittori francesi contemporanei più letti al di fuori dei confini nazionali. E se, come scritto nella sinossi pubblicata su Amazon, La Settimana Bianca è (cit.) “il romanzo più perfetto di Emmanuel Carrère”, potete immaginare il motivo per cui le aspettative nei confronti di questo testo fossero molto alte.
Aspettative purtroppo in parte disattese. Il romanzo è scritto bene, tradotto perfettamente, non annoia, scorre che è una meraviglia ed è lungo il giusto. Ma quando leggi un thriller avente per protagonista un bambino, qualche brivido te lo aspetti. O, meglio, te lo auguri. Continue reading