Il Promontorio

il magazzino dei mondi

Nel 2011 ho avuto l’onore di vedere pubblicato per la prima volta un mio racconto. Si tratta di Clockwork Man, titolo incredibilmente sbagliato, in quanto riferito ad un altro mio racconto, e che per via di un errore in fase di invio del file ha preso il posto del titolo corretto, che doveva essere “Il Promontorio”.
Comunque… Il Promontorio è un racconto apocalittico, che poterebbe sembrare ispirato a La Strada di McCarthy o a L’Uomo Verticale di Davide Longo, ma che in realtà è stato concepito prima che leggessi questi due splendidi romanzi. Purtroppo non sono riuscito a rendere al meglio l’angoscia del protagonista di fronte alla barbarie, nè il suo volontario esilio nel Promontorio, anche perché con 2000 battute a disposizione, spazi inclusi (in pratica una pagina di libro), l’esercizio risulta fin troppo arduo per le mie limitate doti da narratore…

Incipit
I rapimenti sono iniziati quattro mesi fa. Ti fermano per la strada. Una macchina si mette di traverso e una seconda auto ti blocca da dietro. Sono sempre dei grossi fuoristrada. Inutile provare a fuggire. Ti fanno salire in macchina, con le buone o con le cattive.

Nessuno dei rapiti è più tornato. Non serve rivolgersi alla polizia. Chi ha denunciato un rapimento è sparito poco dopo. Stessa sorte a chi ne ha semplicemente parlato con un amico o un parente. Io sarò uno dei prossimi, ne sono convinto. Mi sono esposto nei blog, nei forum, nei social network. Prima che tutto degenerasse. Loro lo sanno.

Ho riempito un grosso zaino con tutto quello che può aiutarmi a sopravvivere. Accendini, coltelli, medicinali, integratori proteici, vitamine. Una corda, indumenti resistenti, delle coperte. Un binocolo, qualche lenza, un piccolo fucile subacqueo.

Mi muovo la notte, attraverso le campagne e i piccoli boschi. Di giorno mi nascondo tra i massi, o in mezzo ai cespugli. Catturo qualche lucertola, piccoli roditori…

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