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Alain Minc – I dieci giorni che cambieranno il mondo

Tematiche apocalittiche e scenari escatologici mi hanno sempre affascinato, al pari di distopie e ucronie varie. L’ho già scritto in qualche altro post passato. Di conseguenza, appena ho letto nei quotidiani la pubblicità di questo saggio di Alain Minc (studioso francese fino ad ora a me totalmente sconosciuto) sono corso a comprarlo in libreria, senza trovarcelo, per giunta. Fortunatamente su internet si trova tutto…
Seconda delusione consecutiva, dopo quella del post precedente. Il saggio è di una superficialità che lascia esterrefatti. Più che di un saggio si tratta della raccolta di dieci trafiletti (troppa grazia definirli articoli), dove vengono postulati altrettanti scenari futuri. Visti dal punto di vista di un francese. Ci tengo a specificarlo in quanto la cosa traspare chiaramente durante la lettura.
I capitoli “Il giorno in cui Israele attaccherà le installazioni nucleari Iraniane” e “Il giorno in cui il terrorismo minaccerà di far esplodere un’arma nucleare tattica” li avrei potuti sviluppare meglio io. E ho detto tutto.
L’ultimo scenario immaginato, quello della marcia di protesta dei giovani maschi bianchi per le vie di Parigi, anche se dichiaratamente satirico (e non fa ridere per niente), è semplicemente ridicolo.
L’ho letto in due ore, e questo lascia intendere qual è il livello di approfondimento.

Cormac McCarthy – La Strada

Questa-è-letteratura…! Premiato con il Pulitzer, La Strada di McCarthy è un romanzo duro, a tratti crudele e angosciante, ma anche poetico e colmo di speranza. È la storia di un padre e di un figlio, di cui non conosceremo mai i nomi, fortemente legati l’un l’altro, i cui sentimenti reciproci ci vengono raccontanti da McCarthy senza mai scadere in una narrazione sdolcinata e melensa. La Strada è un romanzo di fantascienza distopica, con poca scienza e poca speculazione. È, soprattutto, uno dei più bei libri che abbia mai letto. Uno di quelli che arrivati all’ultima pagina ti fanno accapponare la pelle, e me è successo, letterlamente.
Sulla storia non c’è poi molto da raccontare: ci troviamo in una Terra devastata da una catastrofe non svelata, probabilmente una guerra nucleare. Una Terra invasa dalla cenere, con il cielo perennemente coperto da una coltre grigia, le piante morte o carbonizzate e gli animali estinti. Un mondo in preda alla barbarie, con i pochi sopravvissuti dediti al cannibalismo o alla razzia. In questa terra desolata, un padre e un figlio percorrono verso sud le lunghe strade d’asfalto, perennemente in cerca di qualcosa da mangiare, trascinandosi dietro un carrello colmo di piccoli oggetti. Oggetti indispensabili per la sopravvivenza.
MaCharty ci sa fare con le parole, e fortunati sono quelli che possono permettersi di leggere questo romanzo in lingua originale.
Dico la verità: ho letto questo romanzo perché amante del genere distopico, e La Strada è l’unico romanzo di McCarthy che può esservi annoverato.
Spero ne scriva altri*, nel frattempo proverò a leggere alcuni dei suoi altri capolavori, a cominciare dal celebre Non è Un Paese per Vecchi, romanzo dal quale i fratelli Coen hanno tratto il bellissimo film premiato con tre oscar.

AGGIORNAMENTO 25 Giugno 2015
Sono passati sei anni da quando ho scritto questa recensione, e nel frattempo ho letto altri libri di McCarthy. La Strada rimane per me il più bello, ma gli altri sono comunque dei capolavori: Non è Un Paese per Vecchi; Meridiano di Sangue; Figlio di Dio.
Ognuno di questi merita di essere letto e riletto, d’altronde McCarthy è uno dei più grandi scrittore viventi, garantito.

* Scrivevo tutto ciò un bel po’ di anni fa. Oggi, nel 2018, vi sarei grato se contestualizzaste…