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Ucraina: semplici considerazioni da bar

“Ispirato” dal commento di un amico su Facebook, provo a dire la mia su quanto accaduto in questi giorni in Ucraina. Faccio un semplice parallelismo con la vicenda riguardante l’indipendenza del Kosovo. Bene, allora gli Stati Uniti, la Nato e la comunità internazionale intervennero in difesa di una regione che storicamente è sempre appartenuta alla Serbia (la quale, apprendo leggendo un po’ qui e un po’ la, vi affondava le proprie radici storiche), e che negli anni venne colonizzata dagli albanesi. Si disse che la Serbia, per mano delle armate di Milosevic, stesse massacrando la popolazione kosovara, e pertanto si intervenne per difendere dei civili inermi. Peccato che l’intervento venne fatto bombardando Belgrado (storicamente una delle principali capitali europee), dove persero la vita 5.500 civili, e non si tenne conto del fatto che, in Kosovo, operavano armate di terroristi kosovari organizzati in bande con struttura paramilitare, che a loro volta vessavano la minoranza serba. Quelle stesse bande, oggi, hanno fatto da terreno fertile a una delle più spietate mafie operanti nell’est europeo, specializzate nel traffico di armi, prostituzione e droga.

Una volta vinta guerra dalla coalizione occidentale, al Kosovo venne concessa l’opportunità di chiedere e ottenere l’indipendenza, subito riconosciuta senza se e senza ma.
Bene, per la Crimea si stanno usando da parte occidentale criteri totalmente opposti! Certo Putin non sarà uno stinco di santo, così come non lo è stato Yanucovich (che comunque è stato eletto democraticamente, e poco democraticamente è stato rovesciato dalla piazza), ma a ben vedere il referendum in Crimea ha basi e motivazioni ben più solide rispetto all’indipendenza kosovara. Innanzi tutto le popolazioni in crimea sono sempre state in maggioranza russofone. Addirittura la Crimea stessa faceva parte della Russia fino al 1954, quando venne ceduta all’Ucraina da un Chruščёv forse un po’ alticcio. Infine, il referendum che si è tenuto nei giorni scorsi, ha visto la presenza di 150 osservatori internazionali, che ne hanno certificato la regolarità. Certo, i carri armati Russi stonano non poco rispetto a tutto il resto, ma ciò che preme far notare è il solito sistema dei due pesi e due misure nella politica internazionale statunitense. Per i quali, forse, l’avere a che fare con potenze economiche, politiche e militari che ne possano intaccare la leadership mondiale, può far bene prima di tutti a loro stessi, anche se spesso non se ne rendono conto…