Archivio mensile:Marzo 2010

Il ritorno di Daniele Luttazzi

Daniele Luttazzi a Raiperunanotte

Daniele Luttazzi a Raiperunanotte

Mettendo da parte le ovvie considerazioni politiche (in molti questi giorni stanno esprimendo, con cognizione di causa, la propria opinione, e questo blog non aggiungerebbe niente alla verità che finalmente sta emergendo), vorrei soffermarmi sulla performance di Daniele Luttazzi a Raiperunanotte.

Ebbene, ci voleva proprio.

Erano anni, otto per la precisione, che a causa di un suo presunto uso criminoso del mezzo televisivo era stato relegato ai margini dell’arena mediatica. Luttazzi è uno dei più grandi autori di satira in circolazione, dotato com’è di un eloquio brillante, di un’intelligenza pungente e di una cultura enciclopedica. Tenerlo lontano dalla televisione è stato un vero delitto, uno dei tanti. Come lo è per Sabina e Corrado Guzzanti. Come lo è per Beppe Grillo prima di loro. Si vede che Daniele Luttazzi ha sofferto e ancora soffre questa situazione. Soffermarsi sul fatto che abbia, per così dire, incitato all’odio è fuorviante, nonché pretestuoso. Per quale motivo non dovrebbe farlo? Lasciando perdere il fatto che sia giusto o sbagliato (forse è sbagliato, forse il destinatario dei suoi attacchi trae forza da queste posizioni), quali sentimenti dovrebbe avere uno a cui da otto vengono sbarrate le porte della TV generalista. Uno il cui unico delitto (o per lo meno il più grave) è quello di aver intervistato in tempi non sospetti un ancora pressoché sconosciuto Marco Travaglio. Dovrebbe Amare?

L’Onda – di Dennis Gansel

L'Onda

L'Onda

Visto da persone che abbiano un minimo di senso critico, questo “L’Onda” film tedesco del regista Dennis Gansel, girato nel 2008, non può non far riflettere sulla situazione politica italiana.
Entrando più nello specifico, alcune recenti manifestazioni di piazza, laddove una folla fortunatamente contenuta è stata arringata con slogan che sanno tanto di cameratismo littorio, ricordano molto da vicino alcuni passaggi del film. momenti nei quali il carisma del capopopolo, la frustrazione, l’assenza di valori e il miraggio dei privilegi da appartenenza mutano le coscienze di un variopinto gruppo di studenti.

Il film trae ispirazione da un esperimento sociale condotto in un college americano. Date delle regole a un gruppo di studenti. Fateli vestire nello stesso modo. Esercitate su di loro il vostro carisma. In poco tempo vedrete sbocciare in loro i germi del fascismo.
L’Onda non è certo un capolavoro, ma fa impressione. Mette paura. Soprattutto a noi italiani. Il fascismo è dietro l’angolo. Basta veramente poco…

L’Onda viene trasmesso in questi giorni sul canale satellitare Cult ed è disponibile tra gli eventi di Sky Selection.
Se avete un certo tipo di coscienza politica e sociale non dovreste perderlo.

Creazione di un sito web: metodi di lavoro alternativi

Questo non è un articolo tecnico. I metodi di lavoro alternativi evidenziati nel titolo si riferiscono all’interazione cliente/web master che portano alla realizzazione di un sito.
L’esperienza che ho maturato nella creazione di siti web mi consente di indicare, tra i tanti, due principali metodi di lavoro, alternativi l’uno rispetto all’altro, che devono essere esposti al cliente prima di iniziare qualsiasi tipo di progetto.

Metodo n. 1: Carta bianca al Web master
Questo è il mio metodo di lavoro preferito e, al contempo, il più economico per il cliente. In sostanza, chiedo al cliente quali sono le sue esigenze, le sue preferenze in fatto di grafica e contenuti, la data approssimativa di pubblicazione del sito e qualche altro dettaglio secondario. Ottenute le risposte creo una bozza – solitamente solo grafica, utilizzando Fireworks – e la mostro al cliente, al quale consento di intervenire e suggerire tutte le modifiche che vuole (d’altra parte è lui che paga). Dopodiché inizio la realizzazione delle pagine web, e una volta completate, consegno il sito chiavi in mano al cliente, che può suggerire ancora qualche modifica, ma al quale non è consentito di stravolgere il tutto senza ulteriore esborso monetario.

Metodo n. 2: Interazione continua con il cliente
Questo metodo è decisamente più costoso. Per il cliente, che dovrà pagare cifre più alte. Lo è anche per me: dovrò impiegare più tempo; dovrò dormire meno la notte; dovrò sacrificare domeniche e festività e spendere cifre considerevoli in medicinali per il fegato, la bile e lo stomaco.
Per le suddette ragioni non propongo questo metodo di lavoro al cliente, ma è il cliente che lo richiede. Inizia anche questo con una presentazione grafica del sito, che normalmente viene approvata dopo 20/25 rivisitazioni. Dopodiché prosegue con la realizzazione del sito pagina per pagina, sotto il controllo diretto del cliente che normalmente mi fa realizzare l’80% del lavoro, salvo poi farti tornare indietro per farmi rifare tutto da capo. Questo ciclo può ripetersi un numero indefinito di volte, soprattutto se il cliente non ha pagato un acconto (in questo caso o è un mio amico, e non è detto che rimanga tale a lavoro ultimato, o non ero sufficientemente lucido quando ho accettato di iniziare a lavorare senza vedere soldi).
Alla fine, trascorso un periodo triplo o quadruplo rispetto al primo metodo, sopraffatti dalla stanchezza ci si accorda con il solito compromesso sbilanciato a favore del cliente e il sito viene pubblicato.

Ovviamente può capitare che l’interazione tra cliente e web master porti a risultati migliori in tempi ragionevoli e senza particolari problemi (soprattutto alla cistifellea), ma, lo dico per esperienza diretta, si tratta di casi più unici che rari… o più insistenti che unici.

Windows 7: quel cerchietto che gira, che gira…

Windows 7, siamo alle solite...

Windows 7, siamo alle solite...

Dopo quasi tre anni di onorato servizio, il mio fido notebook HP Pavillion con monitor da 17” ha tirato le cuoia. Vani sono stati i tentativi di rianimazione. Semplicemente, si è spento.
A causare la tragedia è stato quel maledetto alimentatore universale da mezzo chilo, che a causa di qualche forza misteriosa (uno spiffero, un calcetto, un fenomeno magnetico, il pavimento non in piano) ho trovato con il selettore della tensione spostato di una tacca, col risultato che per tutta una notte ha alimentato il notebook a 21 V. anziché a 20.
Dopo essermene fatto una ragione, e senza aver trovato un capro espiatorio sul quale riversare la mia frustrazione, decido di correre ai ripari nel modo più scontato e banale: spendendo dei soldi per comprare un nuovo computer portatile.
Mi reco all’ipermercato più vicino e valuto un po’ di offerte. La mia attenzione viene catturata da un Packard Bell da 599,00 €, esteticamente abbastanza orribile ma dai contenuti tecnici interessanti e in linea con il mio budget. In particolare, il notebook in questione è dotato nel nuovo processore Intel Core I3 M330. Non conoscendo ancora la frequenza operativa della CPU (abbiate pazienza, è uscita da poco e ho un po’ di letture arretrate), non riportata nel cartellino, chiedo lumi all’addetto alla vendita.
– Salve, mi interessa quel Pakard Bell, mi saprebbe dire la frequenza del processore
– 64 Bit
!?!
– No, la frequenza … megahertz …
– GIGAHERZ! -, esclama – Ora non me la ricordo, vado a vedere, e comunque la frequenza è un’altra cosa -, dice, con aria da stronzo.
– No, mi scusi, la frequenza quella è, si esprime in Hertz… 64 bit è l’indirizzamento…
Ma ormai non mi stava più ascoltando. Certe volte gli operatori di vendita informatici ti fanno proprio incazzare.
Comunque, nonostante l’istintiva antipatia reciproca, vengo a sapere che il processore viaggia a 1,7 Ghz per due core, cifra poi rettificata a 2,13 (dopo che, tanto per rompere i coglioni, sono andato a comprare una rivista che recensiva proprio i processori Core I3, togliendomi la soddisfazione di far leggere al commesso la cifra esatta nella colonna FREQUENZA…).
Insomma il notebook valeva qualcosa, ma era l’ultimo modello disponibile. Altra soddisfazione: gli dico di tenerselo. Un notebook già aperto che il giorno dopo avrebbero svenduto a 100 € in meno in quanto ultimo pezzo non mi interessa.
Cambio ipermercato.
Per non farla lunga vengo subito al sodo: trovo in vendita un Asus con core I3 M350, quindi un po’ più veloce del packard bell; scheda video ATI 5mila-e-qualcosa con memoria dedicata da 1 GB; 4 GB ram; HD un po’ sottodimensionato da 320 GB; Windows 7 64 Bit. Prezzo 649,00 €.
Lo prendo (anche in questo caso il commesso fa un po’ il figo, ma lasciamo stare…).
Insomma, per farla breve, una volta a casa faccio tutta la procedura di installazione, installo gli aggiornamenti vari, riverso un po’ di file estratti da vecchi backup, programmi, immagini e quant’altro… e alla fine, alla prova dei fatti, quando clicco con il tasto destro del mouse sullo sfondo del desktop che succede? Che il cerchietto blu inizia a girare… Soltanto per aver richiesto l’apertura di un banale sottomenù!!!
Ma è possibile! E dire che Windows 7 doveva essere più scattante, veloce, nuovo. Siamo alle solite invece. Qualsiasi cosa faccia, il cerchietto blu si mette a girare, come su windows vista, come nei vecchi computer con XP (in quelli lenti, per lo meno) con la clessidra sempre in movimento.
Poi sa Seattle si chiedono perché i computer con la mela piacciono di più…

L’iPad non mi entusiasma

Apple iPad

Apple iPad

Aspetto di vederne uno dal vivo. L’iPad di Apple, quello visto in TV, nei giornali e nei siti internet, non mi entusiasma per niente.
Sarà che i tablet non mi hanno mai attirato. Sarà che mi piacciono le apparecchiature tecnologiche dalle dimensioni contenute o, al contrario, con la massima potenza disponibile. Sarà che mi fido troppo del mio istinto. Ma di questo iPad non ne sento assolutamente la mancanza.
E’ vero: in Italia non ha ancora preso piede il mercato degli eBook, e per quanto mi riguarda difficilmente rinuncerò a mettere un bel romanzo “cartaceo” in libreria per portarmi appresso la sua versione elettronica. La mia idea di libro elettronico è questa: uno acquista un libro vero e proprio, in libreria o in internet, e insieme a questo, anche pagando un piccolo sovrapprezzo, gli si da la possibilità di scaricare la versione elettronica dello stesso.
Diverso per le riviste e i quotidiani, che in pochi conservano. Per questi ultimi il formato eBook può rivelarsi pratico e conveniente.
E’ vero, l’iPad fa altro, è un tablet a tutti gli effetti con il quale si può fare un po’ di tutto: navigare in rete; giocare; scrivere; scaricare applicazioni; scaricare musica; telefonare. Ma a parte il fatto che le stesse cose si possono fare, più o meno comodamente, con un normale iPhone o un netbook, per quale motivo Apple si è imbarcata nella creazione di un gadget che non “crea” nessuna nuova “esigenza” ?
Con l’iPod si sentiva la mancanza di un lettore MP3 evoluto abbinato a un pratico sistema di acquisto di contenuti. Ed è stato un successo.
L’iPhone ha portato finalmente la vera navigazione in rete su un cellulare, abbinato a un vero sistema operativo touch screen. E anche qui il successo è stato clamoroso.
Ma l’iPad cosa fa di nuovo?