Archivio mensile:Agosto 2014

La questione ufologica

La questione ufologica“Siete veramente così presuntuosi da credere d’essere le uniche forme di vita nell’universo?”. Quante volte l’ho sentito dire? Nessuno scienziato1 (sano di mente) mette in dubbio la possibilità (sottolineo: POSSIBILITÀ, non certezza) che altre forme di vita possano essersi sviluppate al di fuori della Terra, anche soltanto per una semplice questione statistica. Più difficile è che tali forme di vita abbiano sviluppato l’intelligenza come noi la intendiamo. Per quanto mi riguarda un essere intelligente è colui il quale si dimostra capace di progettare, realizzare e sfruttare una qualche forma di tecnologia, come la ruota, ad esempio. E qui le cose cominciano a farsi più complicate. Non fosse stato per un meteorite bello grosso, con molta probabilità i mammiferi sarebbero rimasti dei piccoli roditori, e i dinosauri avrebbero continuato a prosperare, ma non necessariamente a evolversi. Si può dire pertanto che la vita intelligente si sia sviluppata sulla Terra per puro caso. E su questo ci si può anche scornare, se non altro l’oggetto del contendere ha una valenza scientifica, per quanto puramente speculativa. Ben diverso è se la domanda te la fa uno che crede negli UFO. Benché affascinato da tematiche ufologiche, non ho ancora trovato nessun video, pubblicazione, testimonianza o racconto relativo a avvistamenti di UFO, alieni e affini che non sia facilmente smontabile usando il Rasoio di Occam (o il semplice buonsenso). Come dire: ci spero ma non ci credo. Eppure, per tornare al discorso iniziale, ogni volta che dichiaro il mio scetticismo sulla questione ufologica, salta fuori il solito filosofo che pronuncia la domanda posta a inizio articolo, dove l’essere presuntuosi non c’entra assolutamente nulla. È possibile che in qualche pianeta di una galassia lontana o su Alfa Centauri si siano sviluppate amebe giganti che si nutrono di uranio, ma difficilmente verrete a saperlo. Tuttavia la possibilità c’è. Sul fatto poi che queste si prendano la briga di costruire astronavi intergalattiche o interstellari, alimentate con chissà quale forma di energia, capaci di superare la velocità della luce2, per poi planare sulla Terra di nascosto, schiantandosi un po’ ovunque3, e si divertano a rapire i terrestri per chissà quale motivo4, bé, faccio molta fatica a non consideralo uno spunto per un racconto si SF, peraltro abusato. Continuate pertanto a darmi del presuntuoso, non mi offendo mica. Nel frattempo sarei felice d’essere smentito.

1 Sono anche abbastanza presuntuoso da dover specificare che no, non sono uno scienziato… 🙂
2 O di bypassarla attraverso i wormhole, che tutti sono bravi a teorizzare, ma che nessuno ha la più pallida idea di come realizzare e gestire.
3 ci sono tante di quelle testimonianze di UFO Crash sparse nel mondo che il sospetto è che i dischi volanti li fabbrichino degli omini verdi pagati in nero e con poca voglia di lavorare.
4) Per mangiarli? per ingravidarli? per schiavizzarli? ma non era più semplice costruire dei robot che provvedessero a tutti questi bisogni?

Davide Longo, Il caso Bramard

Con questo romanzo Davide Longo torna nel suo Piemonte, tra le colline e le montagne viste e vissute ne “Il mangiatore di pietre” e, marginalmente, ne “L’uomo verticale“, e lo fa raccontandoci la storia di un ex commissario, un uomo tormentato che abbandona la polizia dopo la tragedia subita per mano del serial killer al quale dava la caccia.
Rifugiatosi in un paese di montagna, Corso Bramard mette a frutto i suoi studi facendo l’insegnate part time in una scuola superiore, mentre trascina la sua esistenza in una dimensione bucolica e priva di modernità e tecnologia, imponendosi sofferte e rischiose arrampicate notturne. Una vita austera dove regnano solitudine e silenzio.
Fino a quando il suo antagonista si materializza nuovamente con una lettera misteriosa, l’ultima di una lunga serie di missive scritte con un’Olivetti del 72, che a differenza delle altre volte contiene un indizio. Un invito a riprendere le indagini che Corso Bramard non può lasciarsi sfuggire.
Corso Bramard è il solito personaggio al quale Davide Longo ci ha ormai abituati: un orso introverso e di poche parole e poche pretese, allo stesso tempo ruvido e sentimentale. Un alter ego dello scrittore, verrebbe da dire. La vicenda si svolge, come detto, tra le colline piemontesi, i quartieri bene di Torino e il villaggio silenzioso nel quale il protagonista si è rifugiato. Parallelamente, in un’alternanza regolare di capitoli, vengono svelati origine e intenti del misterioso serial killer.
A fare da contorno alla storia troviamo un commissario un po’ macchietta, una poliziotta emarginata che ricalca la Lisbeth Salander di “Uomini che odiano le donne” di Stieg Larsson, potenti famiglie dalle strane abitudini e i soliti montanari burberi e dai modi spicci che Longo ha raccontato in altri suoi scritti.
E la natura. Una natura vissuta, raccontata e sentita, fatta di descrizioni che somigliano a piccole istantanee, di rumori e silenzi che Davide Longo sa farti sentire come pochi altri.
Un buona buona lettura, non c’è altro da aggiungere.