Archivio mensile:Agosto 2009

Un po’ di stanchezza

Improvvisamente ho smesso di pubblicare notizie su questo blog. Dall’oggi al domani. Cos’è successo? Niente di particolare, semplicemente il mondo della telefonia cellulare sta iniziando a stancarmi. I telefoni cellulari sono sempre più sofisticati, con sensori fotografici da 12 Mpx, sistemi operativi evoluti e interfacce tattili al contempo semplici e veloci. La memoria a disposizione è diventata perfino esagerata, tanto da poter contenere più  file mp3 di quanti riusciremo mai ad ascoltare. Gli schermi, LCD, OLED o AMOLED, hanno raggiunto livelli di definizione, contrasto e luminosità da far invidia a quelli dei computer portatili. Si stanno affacciando all’orizzonte i primi cellulari con proiettore incorporato. Rimane da migliorare qualcosa sul fronte della durata delle batterie, ma anche qui ci si sta muovendo verso autonomie sempre più nell’ordine di settimane, anziché giorni.

E di tutto questo ben di Dio comincio ad averne le scatole piene. Se prima parlare di cellulari era una passione e un divertimento, con la prospettiva di cambiare spesso modello per rimanere tecnologicamente aggiornati, ora la cosa è diventata dispendiosa. In poche parole, come un appassionato d’automobili trova ragione del proprio interesse nel cambiare spesso modello d’auto, un appassionato di telefoni cellulari non può fare a meno di cambiarne come minimo un paio all’anno. Questa cosa qua, economicamente, non posso più permettermela. E siccome non parlo di cellulari per lavoro, mi vengono a mancare gli stimoli per continuare a seguire questo blog. Stimoli che in futuro potrebbero tornare, quando potrò permettermi nuovamente di giocare con l’ultimo modello dalle caratteristiche fantascientifiche.

Detto questo, il blog non chiude. Rimane aperto e chissà che ogni tanto non mi venga voglia di scriverci qualcosa.

Philip Roth – Complotto contro l’America

Nella mia personale classifica, l’ucronia più bella l’ha descritta Philip K. Dick con il romanzo The Man In The Hight Castle (tradotto in Italia con i titoli “La svastica sul sole” e “L’uomo nell’alto castello”). Non ho dati certi alla mano, ma ho la sensazione che si tratti dell’ucronia più letta in assoluto, o forse della più famosa. Faccio pertanto un po’ di fatica a riuscire a rintracciare qualcosa che possa raggiungere i livelli artistici dell’unico romanzo di Philip Dick premiato con un riconoscimento importante (il premio Hugo nel 1963).
Dopo aver letto Complotto contro l’America di Philip Roth, ho forse scovato anche il secondo più bel romanzo ucronico della classifica. Forse a pari merito con Fatherland di Robert Harris (ma l’ho letto troppo tempo fa per poter fare un paragone). E ora che ci penso anche La macchina della realtà di William Gibson e Bruce Sterling non era male. Meglio lasciar perdere la classifica, ho l’impressione che se ci penso ancora un po’ potrebbero venirmi in mente altri romanzi ucronici che meritano il podio.
Dopo l’entrata in guerra di Francia e Inghilterra contro la Germania Nazista, negli Stati Uniti d’America la popolazione si divide tra interventisti e neutralisti. Il presidente Franklin Delano Roosevelt, pur condannando l’aggressività tedesca, temporeggia. Ne approfitta un personaggio a quei tempi all’apice del successo: il celebre aviatore Charles Lindbergh, il primo ad effettuare la trasvolata atlantica in solitario sul monoplano Spirit of St. Luis. Si da il caso che Lindbergh sia anche un simpatizzante Hitleriano (dal quale riceverà un’onorificenza) e nutra sentimenti antisemiti. Il corso della storia cambierà quando Lindbergh deciderà di sfidare Roosevelt alla elezioni presidenziali.
Phlip Roth, scrittore ebreo vincitore del premio Pulitzer con il romanzo Pastorale Americana, mischia sapientemente elementi autobiografici con personaggi, anche minori, realmente esistiti, catapultati in una realtà alternativa più che plausibile. A volte i personaggi del racconto appaiono caricaturali, forse anche volutamente, mentre un sottile (molto sottile) umorismo permea le pagine del libro. Alcuni momenti drammatici fanno fatica ad impressionare il lettore, ma ciò penso sia voluto, considerata la narrazione in prima persona delle gesta e dei ricordi di bambino delle elementari. Un’ottima lettura, che pur trattando personaggi e temi complessi può essere affrontata in spiaggia sotto l’ombrellone.
Cosa si vuole di più dalla vita?

Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo – Papi – Uno scandalo politico

Purtroppo anche questo libro servirà soltanto ad alimentare le ragioni di chi già non vota per il regime in carica.
In un paese normale un’inchiesta del genere, suffragata da prove documentali, intercettazioni e atti processuali, avrebbe spostato l’ago della bilancia elettorale. In Italia no. In Italia libri come Papi servono a ingrossare il fegato di chi già sa con chi abbiamo a che fare, di chi è già disgustato dal malcostume degli uomini di potere italiani. E dalla altrettanto disgustosa rassegnazione, dalla connivente accettazione che dimostrano le donne italiane. Papi rivela cose che già si sanno, ma che molti ignorano. Deliberatamente. Perché è vero che in Italia tutti guardano una televisione di parte, censurata e autocensurata. E’ vero che in Italia in pochi leggono i giornali, ancor meno i libri d’inchiesta. Però è anche vero che in Italia la morale comune, fiaccata da anni di imbarbarimento mediatico, culturale e politico, chiude entrambi gli occhi di fronte a una serie di comportamenti che il 50% della popolazione equipara a semplici peccati veniali. Viviamo in un paese dove le donne non solo evitano di indignarsi, ma anzi giustificano chi “è costretto” a resistere e poi a “cedere” alle tante adoranti ragazzine impertinenti… I virgolettati provengono a discorsi reali, ai quali ho assistito senza avere la forza di replicare. Discorsi fatti da persone, da donne, che pur di giustificare un minimo di tornaconto elettorale accettano pacificamente di votare per quell’”utilizzatore finale” che può disporre in “grandi quantità” dei loro corpi, trattati come vuoti supporti per gli orifizi destinati al piacere del capo.