Pipeline, racconto completo

Il tentativo d’invasione durò qualche settimana più del previsto, e alla fine le cose andarono per il verso giusto… per l’ivasore: presidente assassinato, sacche di resistenza rese inoffensive, cessate il fuoco e legge marziale rispettati da tutti. Qualcuno in Occidente, con calcolato cinismo, si chiese se non fosse il caso di riconoscere la giunta militare insediata dagli invasori, che nel frattempo stava facendo carne da porco di oppositori o presunti tali. Qualcun altro, sempre in Occidente, si tappò occhi e orecchie, ma non la bocca, e sostenne solennemente che il mondo doveva pur andare avanti, sottintendendo che gas e petrolio dopotutto servivano a tutti. E gas e petrolio continuarono a fluire, abbondanti e a prezzi calmierati, raggiungendo le case e le industrie di mezzo continente. Si misero nuovamente da parte i discorsi sul nucleare pulito e le energie alternative e green, e l‘economia riprese a marciare allegramente. Tutti i politicanti se ne andarono in giro per riunioni, conferenze di pace e summit, col sorriso stampato sui denti, i calici di champagne sollevati e dichiarazioni solenni da distribuire ai media.
Dopodiché a qualcuno venne l’idea di contaminare il gas distribuito nel continente con isotopi radioattivi a decadimento rapido, e prima che i centri di monitoraggio della radioattività ambientale si rendessero conto della provenienza delle emissioni, qualche centinaio di milioni di persone stava già subendo le conseguenze di un’inaspettata contaminazione radioattiva, letale in tempi brevi. I sorrisi si spensero e le dichiarazioni dei sopravvissuti divennero un po’ meno solenni e un po’ più incazzate, e facevano il paio con quelle di discolpa e solidarietà degli accusati. Lo scambio dialettico durò qualche giorno, e poi la guerra, quella definitiva, incominciò…