Tag Archives: Fantascienza

Paul Auster, Uomo nel buio

Dopo aver letto Uomo nel buio, romanzo minore del celebre e prolifico scrittore newyorchese Paul Auster, ho avuto l’impressione che l’autore avesse voluto scrivere un’opera fantascientifica, sottogenere ucronico, ma poi ci abbia ripensato, virando verso la solita saga familiare in formato pocket, considerando le sole 152 pagine dell’edizione cartacea.
August Brill è un anziano critico letterario, costretto su una sedia a rotelle a causa di un grave incidente automobilistico. A seguito di una serie di lutti e divorzi che hanno coinvolto sia lui che la sua discendenza, si ritrova ad affrontare la vecchiaia sull’orlo di una depressione che lo porta a soffrire d’insonnia. Durante le notti passate a rimuginare cerca di ingannare il tempo immaginando storie e situazioni di fantasia. In una di queste, che al lettore appare come un romanzo dentro il romanzo, il protagonista è Owen Brick, un prestigiatore che improvvisamente si trova catapultato in una realtà alternativa. Nell’ucronia immaginata da August Brill/Paul AusterGeorge W. Bush ha perso le elezioni presidenziali del 2000, le Torri Gemelle non sono state abbattute, non c’è stata la guerra in Iraq, e gli Stati Uniti sono sconvolti da una nuova guerra civile. Continue reading

Daniel Keyes, Fiori per Algernon

Benché legga fantascienza da una vita (bé, senza esagerare, diciamo da una mezza vita), con diverse centinaia di opere lette all’attivo, ho accumulato negli anni diverse lacune riguardanti la lettura dei classici del genere. Di fatto, le mie letture sono sempre state istintive e mai “doverose”. Ho così trascurato praticamente tutta la space opera, sottogenere che non apprezzo (Asimov a parte), più qualche altro classico del quale, per vari motivi e pur conoscendone l’importanza, ne ho sempre rinviato la lettura. Fiori per Algernon, scritto alla fine degli anni 50 del secolo scorso da Daliel Keyes, psicologo prestato alla letteratura, è uno di questi.
Charlie Gordon è un adulto affetto da un forte ritardo mentale e da un quoziente intellettivo particolarmente basso. Allontanato dalla famiglia ancora adolescente, è cresciuto presso un istituto psichiatrico, dove con determinazione e forza di volontà ha imparato a leggere e, in maniera molto approssimativa, a scrivere. Lavora presso una panetteria, dove svolge mansioni umili e dove si trovano quelli che lui considera i suoi amici. Continue reading

David F. Duffy, La strana storia dell’androide Philip K. Dick

Attorno al 2003 un gruppo di persone provenienti da esperienze diverse misero insieme le proprie abilità per dare vita a un progetto alquanto singolare: la creazione di un androide dotato di intelligenza artificiale con le sembianze di Philip K. Dick. I principali partecipanti al progetto erano lo scultore David Hanson e gli informatici Art Graesser e Peter Olney. Il primo era attivo nel campo della robotica antropomorfa, mentre gli altri due si occupavano di programmazione e intelligenza artificiale. Il risultato fu la creazione di un androide dal volto sinistramente identico a quello di Philip Dick, che poteva interagire con le persone, conversare e rispondere alle domande in puro stile dickiano. Al progetto venne dato un certo risalto sia in ambito scientifico che a livello puramente mediatico, tanto che la cosa attirò l’attenzione di Google. Proprio durante un viaggio in aereo con destinazione Mountain View, in California (la sede di Google), la “testa”, ossia la componente principale e tecnologicamente più evoluta dell’androide, venne misteriosamente e definitivamente smarrita, mettendo così la parola fine al progetto. Continue reading

Extinction, di Ben Young, con Michael Peña e Lizzy Caplan

No, non definirò questo film l’ennesima fantamerda prodotta da Netflix. Primo, perché alla fine il film lo si vede tutto, e non è difficile resistere alla tentazione di cambiare canale (o, meglio, interrompere lo streaming). Secondo, perché cerco sempre di evitare i giudizi tranchat, anche se talvolta la tentazione è forte.
Extinction è un B-Movie di genere fanta-apocalittico, impreziosito dalla presenza di un paio di attori celebri: Michael Peña e Lizzy Caplan. Per quanto i due siano relativamente famosi, la loro prova risulta perlopiù anonima. Peña mantiene la stessa espressione per tutto il film, e benché ciò potrebbe avere un senso dal punto di vista della sceneggiatura, non credo lui lo faccia apposta. Pure la Caplan risulta abbastanza inespressiva, e sembra costantemente impegnata a farci notare i suoi occhioni perfettamente truccati, anche sotto le bombe. Ma si sa: Peña sa interpretare discretamente soltanto il ruolo di soldato/poliziotto latinoamericano, mentre alla Caplan vengono bene le commedie. Sconosciuto Ben Young, il regista.
La storia parrebbe l’ennesima riproposizione del tema dell’invasione aliena, condita con un pizzico di parapsicologia e ambientata in un poco originale contesto urbano/apocalittico. Continue reading

Margaret Atwood, Il Racconto Dell’Ancella

Il Racconto dell’Ancella è un grande romanzo, considerato da molti e a ragion veduta un classico del genere distopico di matrice novecentesca. Volendo tracciare una sequenza cronologica dei più importanti romanzi specificatemene distopici* del secolo scorso, Il Racconto dell’Ancella segue il solco tracciato da Il Mondo Nuovo, 1984, Fahrenheit 451, e Arancia Meccanica. Ripeto: sequenza cronologica. Ognuno poi si faccia la propria classifica.
Io purtroppo ho avuto la sventura di leggere questo capolavoro dopo aver visto l’omonima serie tv su Tim Vision, interpretata dalla bravissima Elisabeth Moss, di conseguenza conoscevo fin troppo bene tutta la storia. La serie infatti rimane abbastanza fedele al romanzo originale, seppur con qualche “aggiunta”.
Poco male: leggere Il Racconto dell’Ancella rimane comunque un’esperienza appagante. Rispetto agli altri romanzi SF di Margaret Atwood che mi è capitato di leggere, nel Racconto dell’Ancella manca l’ironia, caratteristica importante della cifra stilistica della Atwood, anche se a volte sembra trapelare tra le righe un sottile sarcasmo, soprattutto quando pare evidente che l’autrice canadese parli della società futura con l’intento di muovere una forte critica ai costumi contemporanei. A parte questo, si tratta di un romanzo visivamente potente, scritto alla perfezione e ottimamente tradotto in italiano. Continue reading

Ernest Cline, Ready Player One

Articolo scritto originariamente il 24 settembre 2014 e oggi, 20 marzo 2018, rivisto, attualizzato e riproposto.

Tanto per mettere subito le cose in chiaro: dopo aver letto Ready Player One si ha l’impressione di aver avuto a che fare con un megaspiegone galattico di 640 pagine. Per gli addetti ai lavori (non che io lo sia) lo spiegone è Il MALE, e lo è sia in ambito narrativo, dove può non essere semplice farne a meno, sia in ambito cinematografico, dove invece le immagini dovrebbero raccontare tutto, o quanto basta. Come avrebbe detto il buon Villaggio, dicesi spiegone o infodump quella spiegazione, solitamente lunga e pedante, che molti scrittori non molto attenti alla tecnica (indipendentemente dal fatto che riescano o meno ad avere successo) usano per illustrare senza troppe complicazioni sia il contesto storico, sociale e culturale nel quale è ambientata la storia, sia l’antefatto dal quale prendono il via le vicende narrate. Questo è il difetto numero uno di Ready Player One. Continue reading

Andy Weir, Artemis

Con L’Uomo di Marte/Sopravvissuto, l’allora sconosciuto Andy Weir fece il botto, trasformando un divertente romanzo di hard science fiction auto pubblicato, in un best seller assoluto tradotto in tutte le lingue, con tanto di trasposizione cinematografica a opera di (niente po’ po’ di meno che) Ridley Scott. Difficile bissare quel successo, anche perché, parafrasando una vecchia hit di Caparezza, il secondo romanzo è sempre il più difficile nella carriera di uno scrittore che sale alla ribalta con la sua opera prima. Ebbene, per quanto mi riguarda, a livello qualitativo, Weir è rimasto abbondantemente sui livelli di The Martian, anche se… Continue reading

Kazuo Ishiguro, Non Lasciarmi

Sono passati grossomodo cinque anni da quando, dopo aver visto in TV il film omonimo, mi ripromisi di leggere il romanzo Non Lasciarmi, dello scrittore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro, pubblicato originariamente nel 2005. Trovai il film bellissimo, commuovente e malinconico, oltreché ben diretto e interpretato. E, ora posso dirlo, estremamente fedele all’originale.
Nonostante da un po’ di tempo abbia perso l’abitudine, oltreché il piacere (qualcuno inorridirà), nel leggere libri cartacei, il film mi piacque così tanto che decisi di acquistare proprio la versione cartacea del romanzo, vista l’indisponibilità del formato ebook. Pur conoscendone già la trama, speravo di trovare nel libro quegli approfondimenti, rispetto alle tematiche fantascientifiche, che nel film vengono soltanto sfiorate.
Caratterizzato da una bellissima immagine di copertina, purtroppo l’edizione del romanzo in mio possesso è stata stampata con un font particolarmente piccolo. È una caratteristica che mi dà tremendamente fastidio, nonostante non abbia seri problemi di vista. Continue reading

Fabio Lastrucci, Utopia Morbida

Riproposto da Delos Digital nella collana Robotica, Utopia Morbida dell’artista napoletano Fabio Lastrucci è un racconto lungo, tipicamente distopico, ben scritto, veloce e originale, che forse avrebbe meritato qualche pagina in più, se non addirittura lo sviluppo in forma di romanzo.
L’idea di fondo è decisamente interessante: in un’Italia governata da un regime dispotico con evidenti richiami al ventennio, in un’ambientazione che potrebbe essere considerata vagamente ucronica, alcuni gruppi di ribelli entrano in clandestinità in un modo alquanto singolare, che ha a che fare con le teorie metafisiche e psichedeliche del celebre scrittore inglese Aldous Huxley. Continue reading

Alessandro De Roma, La Fine dei Giorni

Alessandro De Roma è un giovane autore Sardo, già tradotto all’estero, i cui ultimi lavori sono stati pubblicati da EinaudiLa Fine dei Giorni è la sua seconda opera, pubblicata da Il Maestrale nel 2008, che segue di un anno Vita e Morte di Ludovico Lauter, ottimo esordio apprezzato dalla critica.
Romanzo distopico e apocalittico al tempo stesso, ne La Fine Dei Giorni De Roma racconta una storia sicuramente fantascientifica ma con solide basi nel nostro presente, proiettato in un futuro non troppo distante dai nostri giorni.
Il protagonista e io narrante è Giovanni Ceresa, un insegnate quarantenne dal carattere riflessivo, a tratti pavido e incline alla malinconia. Le vicende prendono il via dall’improvvisa sparizione del signor Baratti, un pensionato che abita nel condominio in cui risiede lo stesso Ceresa. Gli abitanti del condominio non sembrano aver fatto caso alla strana sparizione, e molti addirittura non ricordano l’anziano signore. Lo stesso Ceresa, col passare dei giorni, si rende conto di non riuscire a mantenere vivo il ricordo del suo vissuto quotidiano. Inizia così a tenere un diario, dove registra tutto quello che gli capita e che vale la pena ricordare, nella speranza di riuscire a dare un senso agli eventi di cui non sa di essere ignaro protagonista. Quella di Baratti infatti non è l’unica sparizione dimenticata, mentre in una Torino sapientemente descritta si moltiplicano le persone in preda alla demenza, gruppi di senzatetto più o meno lucidi vagano per le strade, orde di cannibali abitano i cimiteri e bande di delinquenti militarizzati si barricano nei centri commerciali. Continue reading