Libro comprato d’impulso, per via del prezzo contenuto e per il tema abbastanza interessante. Libro che mi è mediamente piaciuto. Non sono rimasto particolarmente affascinato dalla prosa di Lugli. Non mi piace la sua ironia, che a volte appare forzata, ne mi entusiasma il suo umorismo, impalpabile, o i dialoghi, spesso improbabili. Però la narrazione scorre veloce, e se sono arrivato all’ultima pagina un motivo ci dev’essere, anche perché non mi impongo mai la lettura di un libro a tutti i costi.
Certo il tema di fondo è interessante: sette sataniche, sacrifici umani, magia… Però speravo nel coinvolgimento maggiore di quelle strutture di potere che si sospetta possano avere a che fare con ambienti di un certo tipo: massoneria deviata, politici senza scrupoli, borghesia annoiata…
Il protagonista è il classico genio incompreso. Ottimo cronista di nera con la carriera ferma, un matrimonio alle spalle finito nel peggiore dei modi e un nuovo coinvolgimento sentimentale che lo getterà nella disperazione.
Ma le tracce di un macabro rituale e un neonato apparentemente sacrificato al demonio danno il la al protagonista e al suo giornale per un’inchiesta che toccherà molti punti… senza purtroppo approfondirli a dovere.
Romanzo da leggere quando non si altro sotto mano.
Archivio mensile:Maggio 2011
Perché alla guida della Juve preferisco Mancini
È presto detto: perché è uno di quei (pochi) allenatori che riescono a imporre alla società i giocatori da acquistare, come sapeva fare Capello e, in parte, Marcello Lippi.
In questi tremendi anni post calciopoli abbiamo avuto soltanto allenatori “aziendalisti”, autoproclamatisi tali. Unica eccezione Deschamps, che infatti è stato fatto fuori. Gli altri pur di allenare alla Juve avrebbero accettato qualsiasi imposizione. Una di queste era, per l’appunto, non rompere le scatole durante le campagne di rafforzamento.
Mancini è uno di quelli che dice: “Io vengo da voi se mi comprate Dzeko, Ribery, Tevez, Neymar… altrimenti me ne sto qui a spendere i pertroldollari degli sceicchi.”
Antonio Conte, che verrebbe alla Juve a piedi e scalzo, si accontenterebbe di tre o quattro parametri zero decenti, un paio di giovani e un altro Krasic qualsiasi.
Mazzarri magari spunterebbe qualcosa in più (altrimenti chi glielo fa fare a lasciare Napoli), forse riuscendo a convincere la società a procurargli qualche suo pupillo. Da questo punto di vista, e non solo, mi ricorda il primo Lippi.
Mancini invece è una specie di Fabio Capello. Si muove soltanto con la garanzia di riuscire ad ottenere i campioni di cui ha bisogno.
Il cuore mi dice Conte. La ragione mi fa pensare a Mazzarri. Ma se si vuole avere una squadra veramente competitiva, attrezzata in ogni reparto, allora apriamo le porte a Mancini, uno che sa farsi ascoltare.
Cormac McCarthy – Figlio di Dio
Lester Ballard non è il “solito” serial killer. Niente a che vedere con i tanti Hannibal Lecter colti, intelligenti, e diabolicamente affascinanti che troppo spesso caratterizzano i romanzi di genere. Lester Ballard è, molto semplicemente, un miserabile reietto, un rifiuto della società dalle pulsioni aberranti. Lester Ballard è un necrofilo, stupratore, assassino e cacciatore.
Non c’è niente di eroico in lui, niente di epico.
In questo romanzo McCarthy affronta ancora una volta un argomento a lui caro, quello della violenza senza senso, gratuita, immotivata, e per certi versi “filosofica”. Tra le pagine del libro emerge chiaramente il degrado di una certa provincia americana dove ignoranza, istinto e miseria regolano i rapporti umani… o disumani. Sembra quasi di avere a che fare con un romanzo apocalittico.
Facile da leggere, e anche per questo bellissimo, Figlio di Dio si regge su dialoghi scarni e intelligenti, resi bene dall’ottima traduzione.
È un romanzo di McCarthy, quindi consigliato.
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