Archivio mensile:Gennaio 2016

Sergio Donato, Tutti sono nessuno

Interessante racconto di Sergio Donato, un mio quasi coetaneo che come me è transitato per le antologie Delos della serie “365 racconti“. Fine delle similitudini, purtroppo. Si, perché Sergio Donato, a differenza del sottoscritto, non si è più fermato: ha continuato a pubblicare racconti su riviste e antologie, anche di editori importanti, ha vinto premi, e quando non li ha vinti si è classificato tra i primi.
Quindi, Sergio Donato è uno scrittore. Un bravo scrittore, tanto bravo da essersi meritato la pubblicazione di un suo racconto nella collana digitale ZoomFiltri, edita da Feltrinelli.sergio donato - tutti sono nessuno
Con Tutti Sono Nessuno siamo dalle parti della più classica delle distopie apocalittiche: la guerra nucleare. Ovviamente, a ogni guerra nucleare che si rispetti segue l’inverno medesimo, con annessi problemi si sopravvivenza da parte dei superstiti e relativo scadimento nella barbarie.
Lettura gradevole, forse non proprio originale, ma il è testo pulito, curato, e i personaggi ben delineati. Il racconto è abbastanza breve, 22 pagine la lunghezza di stampa, pertanto preferisco non rivelare altro. Buona lettura, inteso come giudizio personale e come augurio per chi decide di investici i 99 centesimi di euro necessari per l’acquisto.

Eternal Sunshine of the Spotless Mind, di Michel Gondry

  
Finalmente sono riuscito a vedere per intero Eternal Sunshine of the Spotless Mind, di Michel Gondry, in questi giorni disponibile su Sky On Demand. Film bellissimo, barbaramente sfregiato in Italia dal titolo Se Mi Lasci Ti Cancello, ridicolo.

Lo spettatore inconsapevole, leggendo cotanto titolo, e visti i protagonisti Jim Carrey e Kate Winslet, si aspetta come minimo una commedia romantica. Così capitò a me, alla sua prima apparizione in TV, una decina d’anni fa: venni talmente colto di sorpresa che finì per distrarmi, e credo addormentarmi leggendo un libro, in attesa di quale situazione comica.

Invece è un film drammatico, visionario, con elementi fantastici. Un piccolo capolavoro che, a distanza di quasi dodici anni dalla sua prima uscita, vale sempre la pena rivedere, piccolo gioiello del geniale – e un po’ smarrito – regista francese.

Tommaso Pincio, Panorama

Dico subito che Tommaso Pincio ha scritto di meglio. Oltre al suo capolavoro, l’inarrivabile Un Amore dell’Altro Mondo, anche La Ragazza Che Non Era Lei e Cinacittà* mi sembra gli siano venuti meglio.
Tuttavia, se sono riuscito a leggere Panorama in pochissimo tempo, soffrendo di astinenza ogni volta che dovevo interrompere la lettura, non posso che ritenere anche questo romanzo l’ennesima prova riuscita dello schivo autore romano.
Mettiamola così: Pincio scrive maledettamente bene e non è mai banale. In più è impossibile non farsi piacere la sua riconoscibile e sottile ironia, caratterizzata da quell’impalpabile e altrettanto riconoscibile velo malinconico.
In Panorama, Pincio veste i comodi panni del biografo di Ottavio Tondi, lettore di professione e (ennesimo) alter ego letterario dell’autore.
Seguiremo le singolari vicende del protagonista che finirà per rinchiudersi nel social network orweliano Panorama, dove si innamorerà di Ligeia Tissot: bellissima e sfuggente ragazza o, come il nome lascerebbe intendere, parto della fantasia del protagonista?
Questa in estrema sintesi la trama del romanzo, anche se, a dirla tutta, i veri protagonisti della vicenda sono i libri, che Ottavio Tondi legge in continuazione, a casa sua o davanti alle telecamere TV, sempre allo stesso modo: in silenzio e comodamente seduto nel suo divano; da solo o in compagnia di una ragazza che, pagata per l’occasione, aggiunge emozioni decisamente carnali a quel puro esercizio intellettuale.
Chi conosce l’opera di Pincio non tarderà a scorgere in Panorama tutta una serie di vicende e personaggi già raccontati nei suoi precedenti romanzi. Le protagoniste femminili (la cui caratterizzazione, in questo Panorama, viene un po’ trascurata), le avventure erotiche, la strisciante depressione del protagonista, l’amore per l’arte e la letteratura, il tedio, l’accidia, le droghe, Roma… tutte cose già lette nei tre romanzi suddetti.
In fondo Pincio parla sempre di se, ma lo fa divinamente.

* Aggiungerei alla lista anche Hotel A Zero Stelle, che però non è un romanzo.

Luca Doninelli, Le Cose Semplici

Ho scovato questo romanzo grazie a una ricerca su Google. Dallo scarso numero di recensioni su Amazon, oltre al fatto di non averne mai sentito parlare, deduco che probabilmente il libro non ha avuto successo commerciale. Poco male: leggo la sinossi e decido di scaricarne l’estratto. Fin dalle prime righe mi rendo conto che è scritto benissimo, in prima persona, con uno stile semplice ma non per questo “povero”. Leggo in rete che Luca Doninelli, giornalista che scrive su testate che solitamente non leggo, ha vinto in passato un Campiello e un Grinzane Cavour, il che non è detto sia una garanzia, ma insomma…
Finalizzo l’acquisto senza rendermi conto che si tratta di un mattone da 840 pagine. E per fortuna, aggiungo, altrimenti – spaventato dalla mole – avrei anche potuto lasciar perdere. Purtroppo non leggo più come una volta, e salvo vacanze e occasionali tempi morti, mandar giù 840 pagine leggendo esclusivamente a letto e seduto sulla tazza equivale a dire che ci vorrà un mese e mezzo per arrivare all’ultima pagina.
Eppure non s’è rivelata, tutto sommato, una lettura faticosa. Vero: su facebook mi è capitato di scrivere un “Ma che fatica!”, riferito alle prime 3/400 pagine, ma s’è trattato di un’esclamazione dettata dalla mia scarsa abitudine ad affrontare romanzi così lunghi, nulla più.
Il libro è scritto in forma di diario, con capitoli brevi e spesso scollegati l’uno dall’altro, se non con i rimandi affidati alla memoria del protagonista narrante.
Provo a sintetizzare la storia: ci troviamo in un futuro apocalittico – ambientato inizialmente a Milano e nella seconda metà in gran parte negli USA -, grossomodo a ventidue anni da oggi, in un futuro che fa i conti col crollo della civiltà dovuto alla progressione iperbolica dell’attuale crisi economica. Crisi che sfocerà in un progressiva quanto repentina interruzione delle trasmissioni audio e video, delle comunicazioni, dell’erogazione di elettricità, della disponibilità di petrolio e carburanti. Seguiranno un breve periodo in preda alla barbarie e una successiva stabilizzazione verso una convivenza pacifica ma non priva di rischi per i superstiti intenti a sopravvivere. Questa è l’ambientazione, ma il romanzo in realtà racconta soprattutto la storia d’amore tra il protagonista e un genio della matematica: una ragazza francese di famiglia strettamente cattolica, appena quindicenne nel giorno del loro primo incontro. Lui giovane laureato e lei già docente alla Sorbona. Storia d’amore che li condurrà all’altare non appena lei compirà diciotto anni, e interrotta pochi anni dopo dall’avverarsi improvviso dell’apocalisse.

“Ci fu un preciso momento (nessuno saprebbe dire quale) in cui quelli che avevano pensato di controllare il mondo decisero di mandarlo al diavolo”

Lei si ritroverà da sola negli Stati Uniti, e li darà il via a una sorta di utopia grazie alla quale la civiltà potrebbe continuare – forse – ad avere un futuro, mentre lui nel frattempo si trova a Milano, una città in rovina, tra orrori e barlumi di speranza. Qui inizierà a scrivere i suoi quaderni, nei quali racconterà le vicende della sua famiglia (romanzo nel romanzo), della sua relazione con una ragazza anch’essa conosciuta da bambina, figlia di una sua amante, e poi ritrovata adulta dopo l’apocalisse, con la quale concepirà un figlio: non l’unico…
Insomma, se vado avanti rischio di rivelare troppe cose, ma va detto che Le Cose Semplici non è un solo romanzo: sono tante storie, tante vite, tanti dialoghi sapientemente e magnificamente costruiti. Dialoghi che trattano di letteratura, religione, filosofia, politica. Dialoghi caratterizzati da una sottile ironia di fondo, a tratti spassosa.
Non è facile per me recensire questo libro: i temi trattati sono così tanti e così “importanti” che penso di non avere una preparazione culturale sufficiente per scriverne come si deve.
Ho letto qualche altra recensione de Le Cose Semplici. Qualcuno è arrivato a dire che è il romanzo italiano più importante del 2015. E siccome, nonostante l’autore non sia uno scrittore di genere, si tratta a tutti gli effetti di un romanzo di fantascienza distopica (ma anche, come già detto, utopica), mi sembra strano, molto strano, che nell’ambiente della SF nostrana non se ne sia parlato per nulla.
Dovreste rimediare.

PS: preso dall’entusiasmo mi sono scordato dei difetti, che pure ci sono. Uno su tutti il finale, carino ma non all’altezza del resto. E poi ho trovato eccessiva la brevità delle storie narrate nelle ultime cento pagine.