Archivio mensile:Aprile 2016

Il divismo di Sky

spy, film con melissa mccarthyOra, Judd Law è sicuramente un tipo affascinante. Da uomo non lo metto in dubbio. È anche un discreto attore, non fenomenale, ma sa il fatto suo. È anche una celebrità affermata, universalmente conosciuta. Tuttavia, ciò non basta a giustificare la presa per i fondelli che Sky propina al suo pubblico quando gli attribuisce il ruolo di protagonista in un film nel quale è poco più di una comparsa. È successo per il film Spy, che si da il caso il sottoscritto abbia visto lo scorso ottobre in aereo, durante una pallosissima trasvolata atlantica.
Il quel film la protagonista principale è la diverte e brava Melissa McCarthy, e ruoli importanti vengono interpretati da Jason Statham e Rose Byrne, che sono i coprotagonisti. Jud Law compare all’inizio e alla fine del film. Leggete invece nell’immagine a sinistra come descrive il film Sky nella sua newsletter quotidiana. Gli altri tre attori non si degna neanche di nominarli. Non solo, non dice una parola sulla vera natura del film, apparentandolo a un film di James Bond qualsiasi, mentre invece si tratta di una divertente commedia, quasi demenziale, diretta dal regista de Le Amiche della Sposa.
Mi chiedo: una Pay TV che vive – non solo, ma soprattutto – di cinema, non dovrebbe essere più sincera col suo pubblico?
Aggiungo che, benché il vero motivo sia essenzialmente economico, ieri ho dato disdetta a Sky Cinema e all’opzione HD. Ventuno euro risparmiati al mese. Così imparano…

Alessandro Bertante – Nina dei Lupi

Questo articolo è stato scritto originariamente il 16 aprile 2011 e oggi – aprile 2016 – ripreso, rivisto e ampliato per la rivista online Adromeda.

Viene facile accostare Nina dei Lupi di Alessandro Bertante a L’Uomo Verticale di Davide Longo. È stato d’altra parte lo stesso Bertante a omaggiare e allo stesso tempo prendere le distanze dal romanzo di Longo: “Ci sono delle assonanze con La Strada di McCarthy e il recente ‘L’uomo verticale’ di Davide Longo, ma il mio percorso è diverso, non è ‘classico’. Mi sono ispirato ad alcuni testi di antropologia culturale e alla mitologia dell’arco alpino, che ha un’origine addirittura neolitica*”. Un semplice lettore come me, invece, non può fare a meno di notare che i due romanzi, benché diversi, sembrano costruiti lungo la stessa linea temporale. Volendola sparare grossa si può dire che Nina dei Lupi può essere letto come il seguito de L’Uomo Verticale.
Il romanzo di Longo è ambientato nel bel mezzo della prima ondata di barbarie scatenatasi a seguito di sconvolgimento sociale che ha annichilito istituzioni e forze dell’ordine. Le vicende narrate da Bertante invece sembrano svolgersi qualche anno dopo ed hanno per protagonisti alcuni abitanti di un villaggio di montagna isolato dal resto del mondo. Un mondo ormai in rovina abitato da piccole comunità che, scendendo a compromessi con la loro natura pacifica, sono costrette a impugnare le armi e difendersi dalle bande di violenti.
Se quello di Longo è in prevalentemente un romanzo “on the road”, Bertante concentra l’azione in mezzo alla natura, tra le montane, con le sue leggende e i suoi riti ancestrali, gli stessi ai quali l’autore stesso fa riferimento nella citazione dell’intervista sopra riportata.
Altra differenza consiste nella natura stessa dei protagonisti: quello principale de “L’Uomo Verticale” è in fin dei conti una persona mite, un intellettuale decaduto con un passato di successo, che durante lo svolgersi degli eventi dovrà imparare a sopravvivere e a proteggere le persone a lui care, abdicando alla propria natura pacifica e passiva. I personaggi di Bertante, dalla psicologia ben delineata, hanno invece qualcosa di eroico e mitologico. Addirittura epico, tanto che, come ha fatto notare lo scrittore Giovanni Cocco nella sua recensione pubblicata su Carmillaonline.com, il romanzo riecheggia alcune atmosfere tipiche dei racconti fantasy**.
Riassumo in breve la breve la trama: a seguito di un cataclisma non meglio precisato che ha fatto mutare il colore del cielo e che ha sprofondato il pianeta (o quantomeno l’Italia) nell’anarchia e nella barbarie, alcuni abitanti del villaggio di Piedimulo vivono in perfetto isolamento, dopo aver distrutto l’unico passaggio agibile tra le montagne: soluzione estrema che non sarà sufficiente a fermare una banda di predoni incline alla violenza e al sadismo, composta da persone un tempo normali e appartenenti a un’umanità eterogenea, che col precipitare degli eventi hanno dato libero sfogo ai loro peggiori istinti. Il gruppo prenderà possesso del paese decimandone brutalmente la popolazione e schiavizzando i sopravvissuti. Tra questi una bambina in procinto di diventare donna, già scampata ai disordini scoppiati in città, che riuscirà a fuggire nel bosco fino a rifugiarsi presso una sorta di eremita con passato cittadino. Un solitario che vive di caccia e provviste nella sua baita in mezzo al bosco. Insieme a loro vivono i lupi, i veri padroni della montagna.
Benché nel complesso abbia preferito L’Uomo Verticale, anche Nina dei Lupi è un gran bel romanzo, finalista del premio Strega e dal buon riscontro di critica e pubblico.
Il romanzo è caratterizzato da un buon ritmo, è abbastanza breve e si legge tutto d’un fiato. Se proprio gli si vuole trovare qualche difetto, posso dire che a tratti Bertante indugia troppo su una narrazione di stile fiabesco, anche in quei passaggi che, per contro, meriterebbero una prosa maggiormente realista. Penso ad esempio al racconto dello scoppio delle violenze che fanno da preludio al crollo della civiltà. Altre parti invece, finale compreso, vengono liquidate troppo velocemente, senza l’approfondimento che avrebbero meritato. Ma sarebbe davvero il voler trovare il capello nell’uovo.

* Intervista pubblicata su affaritaliani.it, 2 marzo 2011, a cura di Antonio Prudenzano
** Recensione pubblicata su carmillaonline.com, 11 marzo 2011, a cura di Giovanni Cocco

Altri due racconti per BraviAutori

ritorno a casaAnche il racconto Un regalo inatteso è stato selezionato per la racconta antologica BreviAutori. Purtroppo non l’ho presentato in tempo utile per la pubblicazione nel primo volume. Verrà pertanto incluso nel secondo volume, se e quando vedrà la luce.
Stessa sorte, in caso di giudizio positivo (meno probabile, visto che mi sono cimentato con un genere a me poco congeniale: l’horror), potrebbe capitare al racconto Ritorno a casa.

Davide Longo – L’Uomo Verticale

Questo articolo è stato scritto originariamente il 21 maggio 2010 e oggi – aprile 2016 – ripreso, rivisto e ampliato per la rivista online Adromeda.

Ho letto L’Uomo Verticale nel maggio del 2010. All’epoca ancora non conoscevo l’opera di Davide Longo, bravo e giovane scrittore che aveva già ottenuto un discreto successo col romanzo storico Un Mattino a Irgalem e con il giallo “bucolico” Il Mangiatore di Pietre.
La scoperta de L’uomo Verticale la devo invece a una tempestiva recensione pubblicata da Giuseppe Genna nel suo Blog.
A costo di sembrare banale, non posso esimermi anch’io dal far notare, come hanno fatto tutti i recensori di quest’opera, che il romanzo di Longo somiglia a una sorta di prequel italico di The Road, il celebre capolavoro apocalittico scritto da Cormac McCarthy. Anche ne L’Uomo Verticale il protagonista è un padre che cerca di proteggere i figli dalle insidie di un mondo post apocalittico in preda alla barbarie. Come in The Road non si forniscono informazioni precise su quale catastrofe o quale sconvolgimento politico, economico o sociale abbia fatto precipitare gli eventi, chi o che cosa abbiano condotto l’Italia a diventare una terra in preda alla violenza, alla disperazione e al degrado. Qualcosa tuttavia s’intuisce: ad esempio sono chiari i riferimenti – una vera e propria profezia, considerato l’anno di pubblicazione – a un qualche evento catastrofico accaduto tra le repubbliche caucasiche, evento che ha determinato un’incontrollata migrazione via terra delle popolazioni originarie di quei luoghi. Nel romanzo sono chiamati Gli Esterni, denominazione che ricorda il retorico e politicamente corretto Migranti, termine da pochi anni utilizzato al posto dell’evidentemente pericoloso Profughi. Insieme a questo tragico evento, assistiamo all’evolversi di una crisi economica che affonda le proprie radici nei giorni nostri e che sfocia in un totale tracollo della società occidentale: Internet e le comunicazioni telefoniche smettono di funzionare, mentre tv e radio prima riducono i programmi per poi interrompere del tutto le trasmissioni. È sospesa l’erogazione di energia elettrica e interrotta la distribuzione dei carburanti. Bancomat e sportelli bancari non erogano più denaro contante. Le forze di polizia e l’esercito confluiscono in un unico corpo denominato Guardia Nazionale, chiamato a presidiare l’ordine pubblico e i confini territoriali. Continua a leggere

Giovanni Cocco – La Promessa

Con La Promessa, Giovanni Cocco riprende il progetto inaugurato con La Caduta, romanzo pubblicato nel 2013 e finalista del Premio Campiello. La Caduta è una sorta di romanzo apocalittico contemporaneo, che partendo dalle tante piccole apocalissi che hanno caratterizzato queste prime due decadi del ventunesimo secolo (tsunami, uragani, incidenti, rivolte, scandali) disegna uno scenario che vede nella complessa decadenza della civiltà umana – in particolare di quella occidentale – il prodromo di una fine dei tempi sempre più vicina.
La Promessa è il secondo di quattro romanzi rientranti in questo progetto work in progress denominato Genesi. Come ci informa Cocco nella sua nota finale, a quanto pare una sorta di crisi di ispirazione ha fatto si che un bel po’ di materiale, inerente ben altri temi, sia stato alla fine scartato dall’autore in favore di un quasi istant book sulla vicenda del Volo 4U9525 della Germanwings, partito da Barcellona con destinazione Düsseldorf, e fatto schiantare dal copilota Andreas Lubitz sul massiccio dei Trois-Évêchés, nel versante francese delle Alpi.
Questo tragico evento ha fatto scattare in Cocco quella “molla” che l’ha convinto a mettere da parte quanto scritto fino a quel momento e ad occuparsi di Andreas Lubitz e del suo drammatico gesto. Il protagonista, evidente alter ego dello scrittore, è un maturo giornalista francese – prestatosi temporaneamente all’insegnamento – dalla complicata vita sentimentale e alle prese con una strisciante depressione, che gli causa tra l’altro devastanti attacchi di panico.
La Promessa, di Giovanni CoccoAttratto dalle ipotetiche ragioni che hanno spinto Andreas Lubitz a causare la morte di 150 vittime innocenti, decide di trasferirsi dalle parti del disastro (come ha fatto nella realtà lo stesso Cocco) e da lì provare a indagare sulla storia personale del giovane pilota tedesco.
Un po’ romanzo narrato in prima persona, un po’ indagine giornalistica, La Promessa si legge velocemente, senza cadute di ritmo. Scritto bene, con precisione quasi artigianale, non viene mai meno la voglia di proseguire nella lettura, anche se, bisogna dirlo, alla fine si rimane con l’amaro in bocca. Come se il romanzo, di punto in bianco, sia stato frettolosamente chiuso dall’autore per mancanza di idee, o per stanchezza. Alla fine, quindi, pur trattandosi di una buona lettura, rimane la delusione dovuta alle aspettative create dall’ottimo La caduta. Una sorta di deviazione dal percorso tracciato dallo stesso Cocco, che nel portare avanti questo ambizioso progetto spero possa ritrovare la strada maestra.