Il mio racconto Il Canile è stato pubblicato nella rivista Writers Magazine Italia n. 47, grazie alla selezione Speciale SF N. 3.
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Archivio mensile:Agosto 2016
Nicolò Ammaniti, Anna
Questo articolo è stato scritto originariamente il 28 ottobre 2015 e oggi – agosto 2016 – ripreso, rivisto e ampliato per la rivista online Adromeda.
Chiariamolo subito: questa è pura e semplice Fantascienza. Certo non fantascienza hard, di quella che chi è poco avvezzo alla materia di solito s’immagina caratterizzata dai soliti luoghi comuni: gli alieni, le astronavi spaziali, la matrice, i mutanti con i super poteri e le macchine che volano. Ma come volete chiamare – voi critici che sapete tutto – un romanzo dove un virus stermina l’umanità intera e risparmia i bambini? Dico questo perché sia l’Autore (comprensibilmente, poi spiego perché), sia tutti i recensori con la puzza sotto il naso hanno fatto di tutto per evitare di includere questo romanzo in quel genere narrativo che in Italia uccide sul nascere ogni speranza di successo commerciale: la Fantascienza, appunto. E mentre a uno scrittore che campa dalle vendite dei propri libri tale rimozione – più o meno inconscia – può essergli perdonata, non si capisce perché chi recensisce sui grandi quotidiani nazionali e in TV eviti di pronunciare la parola Fantascienza, quasi come una bestemmia in chiesa. Tipico atteggiamento marchettaro italiota, immagino. In aggiunta, si può dire che qui da noi la SF, a parte quella nobile anglosassone, non se la fila quasi nessuno, salvo qualche rara eccezione, spesso rappresentata dai soliti finti-intellettualoidi che citano Dick senza averlo mai letto.
Fine dell’introduzione polemica.
Ricominciamo daccapo: Anna è un romanzo di fantascienza apocalittica… molto bello: giudizio a bruciapelo che mi sento di spendere subito. La storia è ambientata in Sicilia, in un futuro prossimo socialmente e tecnologicamente indistinguibile dal nostro presente. Una variante del virus dell’influenza, che causa una malattia mortale chiamata la Febbre Rossa, ha apparentemente sterminato l’intera popolazione adulta del pianeta. Dico apparentemente perché i sopravvissuti, tutti giovani ragazzi e bambini, immuni al contagio fino alla pubertà, ignorano cosa ci sia dall’altra parte dello Stretto di Messina. Ciò che è certo è che non viene più erogata l’energia elettrica e di conseguenza non funziona qualsiasi forma di comunicazione basata sulla tecnologia, il che rende impossibile capire cosa stia succedendo nel resto del pianeta. La protagonista, che presta il nome al titolo del romanzo, è Anna, adolescente in fase prepuberale, dal carattere forte, intelligente e dotata di quel minimo di istruzione – lascito di una madre saggia e consapevole – che si rivelerà indispensabile per sopravvivere nel nuovo mondo. Insieme a suo fratello Astor e all’amico Pietro, i tre cercheranno di attraversare la Sicilia, evitando le comunità di violenti ragazzini adoratori della Picciridduna, sorta di divinità feticcio dai poteri miracolosi, e il branco di bambini cacciatori, ancora più piccoli e dal linguaggio primitivo.
Nel lungo viaggio on the road attraverso l’isola sicula, Anna, coraggiosa e determinata come la quasi omonima Hanna cinematografica (interpretata da Saorsie Ronan e alla quale Ammaniti pare essersi ispirato non poco), dovrà ricorrere a tutte le sue forze fisiche e psichiche per sopravvivere in un mondo di macerie e violenza, difendere al contempo il fratello psicologicamente debole, e cercare di approdare in terra di Calabria, alla ricerca di qualche “adulto” o di quello che, rivelatole segretamente, potrebbe essere il bizzarro antidoto alla Febbre Rossa.
Il libro è lungo il giusto e si legge bene, e non viene mai voglia di interrompere la lettura. Un certo umorismo fa da sfondo alla vicenda, a tratti drammatica e mai volgare. Il finale è molto bello, da pelle d’oca. Infine, l’hanno detto tutti e lo dico anch’io, evidenti sono i riferimenti al Signore delle Mosche di Golding e a The Road di McCharty. Aggiungo una curiosità: a un certo punto c’è un passaggio nel romanzo che sembra copiato spudoratamente da una scena del film The Signs, di M. Night Shyamalan. Ma credo di averlo notato soltanto io…
Alessandro Vietti – Real Mars
Vuoi per il lavoro, la famiglia, gli impegni e un feeling col romanzo che non è scattato da subito, ho impiegato una vita a leggere e portare a termine questo Real Mars, romanzo di fantascienza sociologica scritto da Alessadro Vietti e edito dai “ragazzi” di Zona 42.
Perché il feeling non è scattato, nonostante i temi proposti, particolarmente intriganti? Perché Vietti usa, volutamente e giocoforza, una tecnica di scrittura “televisiva”, ricca di “inquadrature“, cambi di scena, alternanza e moltiplicazione dei punti di vista. Peccato che, per come la vedo io, tutto ciò che è assimilabile al linguaggio televisivo è per sua natura forzatamente innaturale. Tale caratteristica mi ha impedito di “immergermi” nel contesto narrativo, ragion per cui ho vissuto la storia come, appunto, se l’avessi vista in TV. Caratteristica – va detto – che è stata giudicata in modo estremamente positivo da un buon numero di recensori. Punto primo.
Secondo: dopo poche pagine ero già in overdose da similitudini, figura retorica – sorella “povera” della metafora – che Vietti dispensa abbondantemente, tanto che non sono infrequenti i periodi che ne contengono addirittura una paio, come questo:
“Dopo una sola domanda, la Renard si alza ed esce come una che deve correre in bagno, sottraendosi alla ridda di domande che si solleva dalla platea come un’oda anomala.”
Il “come un’onda anomala” è evidentemente di troppo, perché non serve a figurare l’immagine della “ridda” di domande che si “solleva” dalla platea. Ridda e solleva sono più che sufficienti, per non dire perfetti, per farti immaginare la scena, mentre “come un’onda anomala” – dopo che la similitudine l’hai già usata per la Renard che si alza e esce “come una che deve correre in bagno” – appesantisce il testo. Un inutile ricamo. Sembra quasi di leggere il testo di una canzone rap.
A questo punto penserete che il romanzo non mi sia piaciuto. Falso. I romanzi che non mi piacciono, semplicemente, io li abbandono. Posso andare avanti per qualche capitolo, o addirittura superare la metà del libro. Ma se non mi piace non lo finisco, e la cosa mi è capitata centinaia di volte. Di Real Mars invece sono arrivato a leggere la parola fine, con tanto di commozione e brividi lungo la schiena. Il perché è presto detto: la storia acchiappa. Cattura l’attenzione del lettore. Coinvolge. Intriga.
Ci si affeziona ai personaggi principali, meno a quelli di contorno, e le tante microstorie che Vietti dispensa lungo le 320 pagine della versione cartacea a volte distraggono, ti fanno perdere il binario della narrazione. Ma durano poco, e ti ritrovi nuovamente a seguire le vicende del comandante Kostantin Beznosov, della fragile biologa Therèse Fernandez, dell’avvenente chimica e geologa Ulrike Reimann e dell’affascinante ingegnere Ettore Lombardi. Sono loro i quattro astronauti imbarcati nell’astronave Europe 1, scelti per la prima missione umana verso il pianeta Rosso organizzata dall’ESA e finanziata con i capitali privati del reality Real Mars, reality di cui l’equipaggio è il protagonista assoluto. Selezionato in base alle rispettive competenze. Oppure grazie allo loro presenza scenica?
Tra le tante “comparse” troviamo personaggi televisivi e del jet set a noi familiari, vecchi di qualche anno, alternati a figure caricaturali facilmente riconoscibili. Vietti dispensa sapientemente perizia scientifica, colpi di scena e conoscenza del mezzo televisivo, il tutto condito con una buona dose di ironia, a volte sottile, spesso a buon mercato (specie se in abbinamento alle similitudini di cui sopra). Frequenti i cambi di prospettiva, il ricorso al linguaggio pubblicitario visto in chiave satirica – un po’ Dick e un po’ Brunner – e la speculazione sociologica. Sapientemente costruiti i dialoghi e, specie nel finale, viene reso molto bene lo spessore drammatico.
A proposito di finale: non so se farina del sacco di Vietti o di un sapiente intervento di editing, ma negli ultimi capitoli si assiste a un totale cambio di registro. Spariscono le similitudini hip hop per fare posto all’escalation drammatica del finale con brividi di cui ho parlato all’inizio. E proprio il finale, pur se un pelino sbrigativo, e la parte migliore di tutto il romanzo: vale la pena arrivarci.
Complimenti quindi a Alessandro Vietti e a Zona 42, casa editrice che investe nella fantascienza italiana e internazionale di qualità e che, sono sicuro, non smetterà di stupirci… A proposito di linguaggio televisivo.
Tre racconti pubblicati nell’antologia BReVI AUTORI Vol. 2
Tre miei racconti sono stati pubblicati nell’antologia Brevi Autori Vol. 2, edita dal Sito Visual Letterario Bravi Autori. Si tratta dei racconti “Mamma, papà…“, “Un regalo inatteso” e “Ritorno a casa“. Il Libro è acquistabile su Amazon.it e Lulu.com
Il racconto Migrante pubblicato nell’antologia L’Altro
Il racconto Migrante è stato pubblicato nell’antologia L’Altro, edita dal Sito Visual Letterario Bravi Autori.
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