Archivio mensile:Ottobre 2016

Michele Vaccari – L’Onnipotente

Questo articolo è stato scritto originariamente il 24 giugno 2011 e oggi – ottobre 2016 – ripreso, rivisto e ampliato per la rivista online Adromeda.

Ai tempi in cui lessi questo L’Onnipotente, pubblicato nel 2011 da Laurana Editore  e attualmente ultima opera letteraria di Michele Vaccari, mi chiesi se nella lettura avessi profuso la dovuta attenzione. Arrivato all’ultima pagina, infatti, rimasi perplesso, con l’amaro in bocca.
Trascorso ormai qualche anno, e “ispirato” dalla messa in onda su Sky del serial The Young Pope, diretto da Paolo Sorrentino, mi sono tornate in mente tutte quelle potentissime immagini, sapientemente descritte dal giovane scrittore genovese, che in qualche modo mi hanno riportato all’opera del celebre cineasta napoletano.
Grazie a una spiccata e originale padronanza della lingua italiana, Vaccari è capace di riversare nelle pagine tutta una serie di descrizioni e dialoghi che rimangono impressi nella mente del lettore, come se si stesse assistendo a un’opera visiva e non letteraria. Nel far questo, Vaccari eccede nell’utilizzo di uno stile abbastanza pesante e pomposo. Periodi interminabili, spesso senza punteggiatura, con iperboli linguistiche che si aggrovigliano apparentemente senza capo né coda, salvo poi dover tornare indietro per riprendere il filo del discorso e costatare che, nonostante tutto, la profusione di parole e frasi rimane perfettamente in piedi, ma in equilibrio precario. Oppure, come credo di aver fatto in qualche occasione, si passa avanti e pazienza se non si è colto il senso.
Alla fine la storia risulta interessante, finanche coinvolgente, e i protagonisti vengono ben caratterizzati, anche se a volte paiono troppo caricaturali, eccessivi.
L’Onnipotente narra le gesta – appunto – di un potente, figlio di potenti, che ambisce al soglio di Pietro, massima aspirazione per chi ha nell’ambizione, nell’attitudine al comando e nella brama di potere la propria ragione d’essere. Diventare Papa per governare le coscienze dei fedeli e, in prospettiva, il mondo intero.
Per far questo il protagonista mette scientemente da parte la sua di coscienza. Cosa che per altro gli viene facile, poiché sembra non averne mai avuta una realmente cristiana. Tutto suo padre: politico di razza che persegue il fine e si sbarazza dei mezzi.
E così Santo Bustarelli, nome chiaramente allegorico, al fine di perseguire il suo scopo, mette da parte qualsiasi tipo di scrupolo, portando avanti dentro le mura vaticane e in un’Italia i cui giovani sono persi tra alcol, droga, sesso e degenerazione, una malcelata politica di prevaricazione, eliminazione dell’avversario e circuizione delle anime fragili. Tecniche di evidente ispirazione mafiosa, mutuate dalla malavita più spietata e dalla politica più corrotta. Senza negarsi, neanche lui, qualsiasi tipo di eccesso e dissoluzione.
Provate a leggerlo, ma con attenzione.

Philip K. Dick – La Ragazza dai Capelli Scuri

Sono da sempre un appassionato lettore di Philip K. Dick, scrittore al quale arrivai dopo aver passato qualche anno della mia vita leggendo tutta la produzione fantascientifica di Asimov e un bel po’ di Urania a casaccio. Non ricordo se il mio primo libro di Dick fu un’antologia di racconti o il romanzo Il Cacciatore di Androidi, ma oggi, a quasi venticinque anni di distanza, posso dire di aver letto quasi tutta la sua produzione, ad eccezione di qualcuno dei suoi romanzi mainstream di recente pubblicazione.  Un paio di romanzetti trascurabili, di quelli che scriveva mentre tirava a campare mangiando carne di cavallo destinata all’alimentazione animale, li ho iniziati e non finiti, ma al netto di queste poche eccezioni, si tratta comunque di alcune decine di libri, molti dei quali letti e riletti in edizioni differenti.
Ne La Ragazza dai Capelli Scuri abbiamo a che fare con una delle tante opere minori scritte da Dick,  pubblicata postuma, per la prima volta qui in Italia in questa unica (e scarna) edizione Fanucci. Si tratta di una raccolta di lettere, saggi e altri scritti (non tutti inediti) dove Dick, oltre a trattare i soliti argomenti a lui cari (percezione della realtà, religione, androidi…), illustra – in forma epistolare, in una serie di lettere scritte nei primi anni settanta – il suo rapporto con le tante Dark Haired Girl che incrociarono la sua esistenza.
In particolare, le lettere vennero scritte durante un periodo in cui la vita dello scrittore californiano andava letteralmente a rotoli, tra abuso di droghe, frequentazioni pericolose, crisi creativa, divorzi improvvisi e tentativi di suicidio. Protagoniste o destinatarie di tali lettere, oltre al padre e qualche amico, sono le ragazze del titolo, tutte giovanissime, psicologicamente e fisicamente fragili, dalla personalità spigolosa e dai lunghi capelli scuri.
Philip K. Dick La Ragazza dai Capelli ScuriRagazze alle quali Dick si è sempre attaccato morbosamente, in relazioni difficili che poco hanno a che fare con l’attrazione sessuale o il desiderio di possesso o prevaricazione, ma che molto invece devono alla estrema insicurezza e alla lucida follia di una persona decisamente border line.
Dick inviò le lettere al suo editore nel tentativo di convincerlo a pubblicarle come se si trattasse di un unico romanzo, in un periodo in cui la sua produzione letteraria si era completamente azzerata. Il tentativo fallì e la raccolta rimase inedita fino alla riproposizione postuma a cura di Paul Williams, che scrive l’introduzione all’opera, affiancata in questa edizione da quella – ottima – di Carlo Pagetti.
Ho letto il libro in formato elettronico e, come ho accennato all’inizio, quando parlo di edizione scarna, devo dire di essere rimasto deluso dalla mancanza di tutte quelle informazioni che dovrebbero accompagnare questo tipo di pubblicazioni. Le lettere non hanno data, spesso vengono proposte senza soluzione di continuità, attaccate l’una all’altra, e il destinatario lo si legge o lo si intuisce tra le righe. Pochissime le note (un paio in tutto) per un libro che – specie se si conosce poco l’opera di Dick – ne avrebbe dovuto contenere a decine.
Nonostante questo, un vero appassionato di Dick non può non leggere La Ragazza dai Capelli Scuri: vale sicuramente la pena.