Questo breve romanzo di Carmine Fotia (220 pagine di piccolo formato) dipinge un affresco abbastanza plausibile di quello che potrà accadere in Italia tra qualche anno, alla vigilia delle prossime elezioni politiche e in concomitanza con la scadenza del mandato per il presidente Napolitano. L’azione si svolge a Roma e i protagonisti sono i principali attori della scena politica contemporanea. Per evitare grane, l’autore non cita i personaggi per nome. Lo stratagemma utilizzato è quello solito che consiste nell’affibbiare al personaggio di turno un soprannome o un titolo che, in abbinamento a qualche cenno biografico, ne facilitino l’identificazione. Dal punto di vista stilistico il racconto risulta abbastanza anonimo, ma non è la consacrazione artistica ciò che l’autore persegue. L’obiettivo è quello di imbastire una speculazione politico sociale abbastanza plausibile, anche se (SPOILER) mi risulta difficile accettare l’idea della nascita di un nuovo partito di estrema destra con conseguente vasto seguito popolare (FINE SPOILER). Altra obiezione: la strumentalizzazione e l’amplificazione mediatica della paura, così come è stato fatto durante le ultime elezioni politiche e durante la campagna per l’elezione del sindaco di Roma, difficilmente verranno riproposte in futuro. Sarebbe come ammettere che il voto dato alla destra non abbia contribuito sufficientemente alla risoluzione il problema.
Fatte salve le obiezioni di cui sopra, anch’io ho maturato la convinzione che in Italia stiamo seriamente correndo il rischio di assistere ad un qualche tipo di deriva autoritaria. I segni ci sono tutti, e prima o poi, come sostiene l’autore, si realizzerà l’instaurazione di una sorta di “regime democratico”. I passi da compiere andranno dall’inasprimento delle pene per i reati violenti ai condoni a pioggia a vantaggio dei propri elettori; proseguendo con depenalizzazioni e/o sanatorie per i reati amministrativi e tributari. Salteranno fuori diversi “Casus Belli” relativi a scandali più o meno gravi che coinvolgeranno autorevoli esponenti dell’opposizione. In alcuni casi di tratterà di meschine strumentalizzazioni, in altri le circostanze verranno costruite artificiosamente con conseguente eco mediatica degli organi di informazione controllati dal Capo. Verranno depenalizzate truffe e bancarotte, crescerà il potere dei servizi segreti e ampi settori della criminalità organizzata opererà in combutta con apparati dello stato.
Fino alla proclamazione dell’uomo forte. A quel punto l’opera sarà compiuta. Non si parlerà di dittatura perché rimarranno in circolazione alcuni giornali ostili a regime, i partiti di opposizione se ne staranno al loro posto a leccarsi le ferite, la libertà di pensiero e di voto continuerà ad essere garantita dalla costituzione così come l’impunità per i soggetti organici alla maggioranza che governerà il paese. E le cose per gli oppositori del regime si faranno sempre più difficili …
Spero davvero che a quel punto ci rimanga la possibilità di abbandonare questo paese e ricominciare da capo su altre sponde, dove la democrazia è un bene consolidato, a uso e consumo della collettività. E non uno strumento in mano a chi ha il potere di metterla da parte ogni qualvolta senta la necessità di consolidare la propria leadership.
Archivio mensile:Luglio 2009
Massimo Carlotto – Il fuggiasco
Un bella lettura, non c’è che dire. Dopo aver visto il film, qualche anno fa, mi ero riproposto di acquistare anche il romanzo omonimo dal quale è stato tratto Il fuggiasco. Non si tratta di un’opera di fiction ma del racconto, più o meno romanzato, della latitanza di Massimo Carlotto, oggi apprezzato scrittore e in passato protagonista in passato di uno dei più controversi casi giudiziari nella storia della repubblica. Le pagine, scritte bene e con uno stile facile e veloce, in alcuni punti assomiglia più a un manuale per giovani latitanti, e la cosa forse è anche voluta. Traspare lungo tutta la narrazione un leggero umorismo, in parte auto ironico e in parte cinico.
Volendo trovare un difetto sembra che a volte lo spessore drammatico della vicenda non riesca ad emergere completamente. Ma questa è una caratteristica della prosa di Massimo Carlotto, decisamente orientata verso uno spietato cinismo e lontana da facili autocompiacimenti letterali.
I giochi della PlayStation sul Sony-Ericsson Satio?
Questa notizia sa di bufala. Lasciata da alcuni portati con titoli enfatici e abbondanza di punti esclamativi, nella migliore delle ipotesi si tratta del solito sfruttamento di un marchio consolidato (per vendere poi qualcosa di totalmente diverso). Il Sony Ericsson Satio, dotato di acceleratore grafico 3D, punterà sicuramente sui videogames, ma dubito che saranno quelli della PlayStation. Per non parlare della nuova carta r4 per ds ultima diaboleria per permettere di cumulare giochi e boicottare coloro che li vendono, altro elemento in forte contrasto con la Playstation.
I motivi sono semplici. Tralasciando il fatto che i giochi per PS vengono distribuiti su supporti UMD (a parte quelli pirata), l’hardware del Satio è completamente diverso: video con risoluzione differente; controlli non presenti sul cellulare (come si potrebbero configurare i tanti pulsanti della PS); processore e componentistica interna diversi…
Insomma, basta dire più semplicemente (e onestamente) che il Satio potrà contare su alcuni adattamenti dei giochi per la PlayStation, e che se un domani verrà commercializzato un prodotto convergente si tratterà di qualcosa di completamente nuovo.
Carlo Lucarelli – Storie di bande criminali, di mafie e di persone oneste. Dai «Misteri d'Italia» di «Blu notte»
Avendo letto gli altri due libri della serie dedicata ai misteri d’Italia, trasposizione su carta del programma Blu Notte condotto su Rai 3 da Lucarelli, ho voluto completare la trilogia con questo terzo e al momento ultimo capitolo.
Le vicende narrate spaziano dalla quelle della malavita sarda alle imprese della banda della Magliana, dalla mafia trapanese alle ‘ndrine calabresi. La trasposizione è filologica, senza approfondimenti o digressioni, e chi ha visto tutte le puntate del programma televisivo difficilmente potrà trovare interessante la lettura delle stesse. Devo dire che la linea adottata da Lucarelli è la solita, ossia quella della prudenza. Non ci sono scoop, rivelazioni inedite, ipotesi. Ma Lucarelli l’ha sempre detto. Il suo intento non è quello di scoprire qualcosa di nuovo su vicende note, ma soltanto renderle fruibili al grande pubblico. E in questo si può dire che il suo intento è pienamente riuscito.
