Archivio mensile:Maggio 2010

Juventus – un po’ di sano realismo

Alexander ZavarovArgomenti di cui scrivere ce ne sarebbero parecchi: l’esultanza volgare di qualche giocatore interista, l’oblio mediatico sui fatti di calciopoli 2, il tifoso Guido Rossi in tribuna a Madrid, un commosso Abete (segretario FIGC) che abbraccia Moratti, il litigio degenerato in omicidio tra un tifoso interista e uno juventino.
Ciò che invece da qualche tempo occupa costantemente i miei pensieri, e di cui ho una gran voglia di scrivere, ha a che fare con uno spiacevole parallelismo: la Juve sta rivivendo il decennio senza gloria 1986/1995. Periodo infausto nel quale vincemmo un paio di coppe uefa, una coppa italia, in mezzo a una serie infinita di terzi e quarti posti.
Certo, la genesi di quel periodo di magra fu totalmente diversa da quella attuale. Allora un folto gruppo di campioni aveva raggiunto i propri limiti fisici, mentre gli avversari potevano disporre di giocatori maturi e determinanti (il Napoli dei Maradona, Careca, Giordano, De Napoli, Carnevale e la Sampdoria dei Vialli, Mancini, Cerezo, Vierkowood), o di un nuovo modo di intendere il calcio (il Milan dei miliari a profusione versati da Berlusconi). Ci si doveva misurare con compagini fortissime che, scudetto dei rekord a parte, hanno poi raccolto molto poco (l’inter di Zenga, Bergomi, Brehme, Matthaus, Diaz, Serena, Berti…).
La Juve in quegli anni sembrava non azzeccarne una. Si passava dagli stranieri “esotici” Zavarov e Aleinikov, ai mezzi bidoni alla Ruy Barros, Ian Rush, Moeller, alle eterne promesse alla Michael Laudrup. Ci si svenava per comprare campioni “problematici” quali il primo Baggio, Di Canio, Schillaci, per poi svenderli o non dargli adeguato supporto. Si imbastivano rivoluzioni assurde come la Juve di Montezemolo e Maifredi, con i suoi 70 miliardi spesi per la campagna acquisti: oggi fanno ridere, ma allora fu un rekord. Si mandavano via allenatori come Zoff, che portarono nuovamente la Juve alla vittoria (una coppa Uefa e una coppa Italia vinte nello stesso anno), senza dargli il tempo di costruire qualcosa di concreto.

Bene, ora facciamo un gioco: prediamo le ultime frasi da me scritte e attualizziamole.

Ieri i miliardi a profusione li versava Berlusconi, oggi Moratti fa lo stesso, anche se un po’ a casaccio: spende di più e compra un po’ a naso. Certo è che dopo una quindicina d’anni (ed aver speso quanto il pil di un piccolo stato) gli sono rimasti dei giocatori veramente forti.
Allora, in quel famoso decennio, riuscimmo a trovare in Zoff un allenatore valido, motivato e che riusciva a far rendere al massimo con il poco che gli veniva messo a disposizione (gente buona alla Marocchi, De Agostini – forse il miglior giocatore di quegli anni -, Galia, Bruno, ma nessun vero campione), per poi mandarlo via e rischiare il tutto e per tutto con Maifredi, dopo aver speso decine di miliardi per rafforzare la squadra. In pratica la stessa cosa che è stata fatta con Ranieri, Ferrara, Felipe Melo e Diego. L’unica differenza è che dopo Maifredi arrivarono Trapattoni e Vialli, e lentamente, dopo tre anni, iniziammo nuovamente a vincere. Oggi è arrivato Del Neri, e di grandi campioni in arrivo non c’è nemmeno l’ombra. Allora si spendevano miliardi per giocatori sbagliati, per autentiche scommesse: ieri Zavarov, oggi Tiago; ieri Ruy Barros, oggi Diego; ieri Aleinikov, oggi Felipe Melo.

Allora ci vollero quasi dieci anni per tornare a vincere trofei importanti. Qualcosa in meno per vincere trofei minori. Oggi i trofei minori li prendono gli altri, e quelli importanti li guardiamo da lontano, senza prospettive.

Ci vorrebbe un miracolo.

Davide Longo – L’Uomo Verticale

Gran bel romanzo questo L’Uomo Verticale di Davide Longo, giovane scrittore italiano che – devo ammetterlo – non avevo mai sentito nominare, e di cui sono venuto a conoscenza grazie a una breve recensione pubblicata da Giuseppe Genna nel suo Blog.
L’Uomo Verticale somiglia a una sorta di prequel italico de La Strada, il capolavoro apocalittico scritto da Cormac McCarthy. Anche qui non si capisce quale catastrofe o quale sconvolgimento politico o sociale abbia fatto precipitare gli eventi, chi o che cosa abbiano condotto l’Italia a diventare una terra in preda alla barbarie, alla disperazione e al degrado. Qualcosa si intuisce, ma da’altra parte come in La Strada, non è importante cosa sia successo prima, ma come abbiano reagito dopo i personaggi sui quali è costruita la storia.
Il protagonista del romanzo è uno scrittore e docente universitario, una persona mite la cui esistenza è stata macchiata da uno scandalo che ha distrutto la sua famiglia. Dopo alcuni anni passati in solitudine nel suo piccolo paese d’origine, Leonardo, antieroe per antonomasia, si troverà ad affrontare situazioni terribili. Ritroverà una figlia dalla quale si era allontanato anni prima, e dovrà cercare di proteggere lei e il suo ambiguo fratellastro preadolescente, costretti ad affrontare situazioni di violenza estrema, in una escalation continua che accompagnerà il lettore verso un finale poetico e commuovente.
Se La Strada di McCarthy è un capolavoro, e lo è, L’Uomo Verticale di Davide Longo è un piccolo/grande gioiello della narrativa italiana contemporanea, al quale auguro un meritato successo internazionale.

Bellissimo.

Aggiornamento
Il successo internazionale alla fine è arrivato. Sono infatti disponibili su Amazon le edizioni Inglese (Last Man Standing), Francese (L’homme vertical:Traduit de l’italien par Dominique Vittoz (La cosmopolite)) e tedesca (Der aufrechte Mann) de “L’uomo verticale”. Sono stato un buon profeta.

Lasciamo andare Buffon

gigi buffonBuffon è un grande campione, uno di quelli che hanno fatto la storia del calcio. Una grande persona che ha accettato di rimanere nella Juve in serie B, nonostante qualsiasi grande club europeo l’avrebbe riempito di milioni pur di potersi garantire le sue parate miracolose.
Buffon ha ancora molti anni di calcio giocato davanti se. Altri trofei da vincere. Prospettive e ambizioni.
Non nella Juve.
Nel primo gol del Milan, ieri sera,  Buffon ha prima disteso, poi ritirato il braccio. Attenzione, non dico che non l’abbia parato apposta, ci mancherebbe. Ma provate a guardarlo al rallentatore. C’è qualcosa nei suoi occhi. Qualcosa che sembra voglia dire: “Basta, è finita”.
Buffon merita di giocare e vincere. Altrove.
Questa Juve non ha prospettive. Va rifondata. E per questo servono i soldi.
Lasciamo andare Buffon. Lui merita di meglio. E noi abbiamo bisogno di giovani motivati.

Un allenatore per la Juve

Gigi Del NeriLeggo in questi giorni un bel po’ di commenti da parte dei tifosi juventini che, a quanto pare, schifano Del Neri. Personalmente ho sempre ammirato l’attuale allenatore sampdoriano, anche se riconosco che portarlo alla Juve sarebbe un bel rischio. Lo si poteva fare qualche anno fa, quando la Juve vinceva, i campioni c’erano e venivano da noi volentieri (pur senza pretendere ingaggi stratosferici) e la società era guidata da persone competenti che sapevano affiancare e supportare il tecnico nella gestione del parco giocatori.

Farlo oggi, con la rosa che ci troviamo, con la difficoltà a convincere giocatori di rango a trasferirsi a Torino, con il rinnovamento dei vertici ancora in corso, potrebbe rappresentare un rischio eccessivo per una società che tenterà di tirarsi fori dai guai e, possibilmente, imparare nuovamente a vincere.

Detto questo, bisogna scontrarsi con la dura realtà.

Inutile prendersela con la società se, invece di Benitez, Wenger, Capello dovrà accontentarsi di un Del Neri (o un Allegri) qualsiasi. Non ci sono i soldi, non c’è la champions, non ci sono prospettive certe. Tutte cose che appartengono a un passato glorioso. Tutte cose che farebbero muovere un tecnico quotato.

Per quale motivo un allenatore top dovrebbe aver voglia di trasferirsi a Torino? Sono loro a rifiutare la Juve, che pure li ha cercati e corteggiati a lungo. Possibilità di convincerli con la forza del denaro non ce ne sono. Voi dareste, chessò, 8 milioni a Benitez per accettare di andar via dal Liverpool e non pretendere di portarsi dietro staff tecnico e metodi di lavoro inglesi (sarebbe un rischio eccessivo imporre un metodo di lavoro alternativo in una Italia pallonara in cui il peso politico di DG e DS viaggia di pari passo ai risultati ottenuti…). Magari glieli dareste anche, ma la Juve, semplicemente, non ce li ha. Mettiamo che il progetto fallisce, quello poi vuole l’intero malloppo, come sta cercando di ottenere dal Liverpool.

La Juve non è l’Inter, grazie a Dio. Non invidio chi può vomitare miliardi di tasca propria, salvo poi ricapitalizzare all’infinito, vendere il marchio a se stessi per ripianare le perdite (se l’avesse fatto il Bologna, o un’altra piccola qualsiasi, gli avrebbero impedito di iscriversi al campionato) e attingere a piene mani dall’azienda di famiglia. La Fiat non è la Saras, che fino all’altro giorno non era neanche quotata in borsa (salvo poi quotarsi con qualche patema d’animo… staremo a vedere). Nella Fiat c’è gente in cassa integrazione, che non sopporterebbe lo sperpero di denaro (in parte già avvenuto) per operazioni alla Mourinho (apro l’ennesima parentesi: indovinate dove andrà Benitez, e dove verrà ricoperto d’oro, se Mourinho andrà al Real…).

Non ci resterà che accontentarci e incrociare le dita.

Dimenticavo. In questa mia breve riflessione non ho contemplato l’ipotesi Prandelli, giusta via di mezzo tra obiettivi medi alla Del Neri e Allegri, e allenatori di rango alla Benitez, Capello, ecc.

Prandelli verrebbe alla Juve, non pretenderebbe ingaggi faraonici, ci si potrebbe fare affidamento con maggior tranquillità. Ed è un ex juventino, il che non guasta. Purtroppo intorno alla sua candidatura gravitano dichiarazioni d’amore per i colori viola, posizioni intransigenti dei Della Valle, umori delle tifoserie, orgogli e impuntamenti vari. Se venisse alla Juve sarebbe per una serie di combinazioni fortuite. Ma la fortuna ultimamente non passa per Torino…

Revocare due scudetti… all’Inter

Lo scudetto di cartone dell'interUno è quello di cartone, e anche se Zanetti dice sbuffando che di quello non gliene frega niente, è comunque un bel colpo per quelli che festeggiavano lo scudetto dell’anno successivo cantando “Senza rubare, vinciamo senza rubare, senza rubaaaare…”.

L’altro è, appunto, quello dell’anno dopo, campionato 2006/ 2007. Quello dei festeggiamenti di cui sopra.

La tesi è questa: mettiamo che per qualche vizio di forma, per qualche (inaspettata) vittoria processuale vengano annullate le sentenze di Calciopoli 1. Perché annullarle? Non perché le squadre penalizzate non meritassero quelle sentenze, ma semplicemente perché il processo non è stato condotto in modo regolare (sono state usate soltanto le intercettazioni che inchiodavano Juve, Milan, ecc., mentre sono state ignorate le altre, che violavano comunque il famoso Articolo 1). Un po’ come nei film americani, dove l’assassino viene liberato perché la polizia ha maneggiato a mani nude le prove, inquinandole (se ci pensate, è proprio quello che è successo).

E qual è la conseguenza? Se le sentenze sono da annullare, il campionato successivo è da considerare falsato, poiché l’Inter è stata irregolarmente avvantaggiata rispetto alle squadre penalizzate da un processo viziato.

In sostanza, ha vinto facilmente un campionato irregolare.

Due scudetti in meno.

Peccato che la squadra dei galantuomini e dei signori, degli onestoni in smoking bianco, la farà franca. Perché nei palazzi dello sport e della politica di tirare fuori le palle una seconda volta davvero nessuno ne ha più voglia.

Tullio Avoledo – L’Anno Dei Dodici Inverni

Le storie riguardanti i viaggi nel tempo non mi sono mai piaciute granché. Vanno sempre a finire con la risoluzione di questo o quel paradosso. Per fortuna Avoledo,  in questo L’Anno Dei Dodici Inverni, al contrario di Mare di Bering, L’Elenco Telefonico di Atlantide e Lo Stato Dell’Unione, ci risparmia il solito finale a sorpresa, lasciando che il racconto termini nel modo più scontato e onesto.

La storia è quella solita di un uomo di mezza età, o prossimo alla, che viene colto dalla passione per una giovane donna. Con annessi e connessi: moglie tradita, storia sofferta, rimpianti, sensi di colpa, ecc.

Ne L’ADDI le tematiche fantascientifiche si concentrano nella seconda parte del romanzo, ritagliandosi uno spazio maggiore rispetto ai precedenti lavori di Avoledo. Divertenti ma poco plausibili le pagine che descrivono il credo religioso basato sulla figura di Philip K. Dick.

Ho apprezzato maggiormente La Ragazza di Vajont e gli altri tre titoli citati in apertura, tuttavia anche L’ADDI rimane tutto sommato un gran bel romanzo, mai noioso, lungo il giusto e scritto magistralmente.

Farsopoli 2

moggi e calciopoliAltro che Calcipoli 2.
Cari amici Juventini, abbiamo a che fare con una nuova farsa.
Nel 2006 è stato commesso un delitto. E’ stata uccisa la squadra più rappresentativa del calcio italiano. Una delle squadre più forti al mondo. Una corazzata temuta e rispettata, tanto che le più importati compagini europee quando la incontravano “se la facevano sotto” (per usare le parole di Camoranesi) .
Nel 2006 la frustrazione degli avversari eternamente impotenti, l’ostilità di media complottisti e manovrati da altri padroni,  la forza del “tifo contro” (quello dei caroselli di macchine festeggianti dopo la sconfitta in finale di champions contro Real Madrid e Borussia), l’azione di alcuni poteri forti, il rancore incontrollato verso qualche nostro dirigente oggettivamente “antipatico”, partorirono la distruzione della Juventus FC.
Assistemmo impotenti ad una pubblica esecuzione. Mentre la proprietà prendeva le distanze da una dirigenza che per capriccio non voleva più, noi tifosi non potemmo far altro che assistere disgustati ad una vera e propria farsa. Un processo indiziario durato poche settimane, dove si esaminarono soltanto le prove che riguardavano la Juve, dove le altre squadre coinvolte hanno ricevuto pene ridicole, dove non è stato accertato nessun illecito sportivo ma è stato inventato seduta stante l'”Illecito Strutturato”. Dove si è cancellato un grado di giudizio e dove la dirigenza ha rinunciato inspiegabilmente a fare ricorso.
Dove i campioni che venivano mandati in serie B avevano appena vinto uno scudetto strameritato (in un campionato nel quale da Carraro in giù si remava contro, e oggi ne abbiamo le prove) ed avevano portato la nazionale di calcio a vincere un Mondiale. E poi tutto il resto: scudetto di cartone assegnato all’inter da un suo ex dirigente e tifoso, Inter paladina degli onesti, Materazzi con lo smoking bianco (l’immagine che mi fa più male), penalizzazione del Milan commisurata alla posizione in classifica utile per partecipare alla Campions, ecc.

Oggi: saltano fuori intercettazioni che inchiodano, INCHIODANO, altre squadre, l’Inter soprattutto. Saltano fuori trame orchestrate da amici e nemici volte a far fuori la dirigenza della Juve. Salta fuori un malcostume diffuso, con responsabilità condivise dalla gran parte delle squadre di serie A. Saltano fuori carenze processuali, teoremi, prove indiziarie lacunose, errori grossolani, indagini farsesche e pilotate.

E tutto questo cosa comporta? Una nuova farsa. Intere redazioni di giornali impegnate a dissimulare le verità che stanno emergendo. Pubblici ministeri impegnati nella continua e infruttuosa ricerca di un qualsiasi appiglio, di un qualsiasi testimone che possa confutare una tesi d’accusa che ormai si regge soltanto sui luoghi comuni. Assistiamo alla riproposizione ciclica di fatti dati per certi e ormai smentiti dai vari procedimenti penali e sportivi (“Paparesta chiuso nello spogliatoio” è un classico, in questo senso). Editorialisti che ogni volta che salta fuori un indizio “contro” la Juve, corrono a imbastire un articolo chilometrico, con il solito adagio “Ma la Juve faceva di peggio” e “Moggi non era un santo”, per poi tirare un sospiro di sollievo e affermare, mentendo a se stessi, che nonostante tutto, nel 2006, avevano ragione loro. Quando poi questi fatti vengono puntualmente smontati, uno per uno e sistematicamente, mai nessuno che si affretti a rettificare, correggere o semplicemente chiedere scusa (figuriamoci).

Sembrano, sono, ormai tutti d’accordo: si revochi lo scudetto di cartone 2005/2006 (come se questa, da sola, non fosse una cosa grave…e non è detto che lo facciano) e mettiamoci una pietra enorme sopra. E pazienza per i due scudetti revocati. Pazienza se chi RUBAVA come la Juve (per le cose che sono saltate fuori nel 2006, identiche a quelle di oggi, la Juve veniva considerata una squadra che rubava), oggi la farà franca grazie a provvidenziali prescrizioni. Pazienza se le prove che nel 2006 ci avrebbero fatto evitare la serie B, nel 2010 non servano a niente. Forse soltanto a scagionare Moggi dall’accusa di associazione a delinquere. Ma non è detto. I PM andranno avanti a cercare prove, a sentire testimoni, fino a che Moggi non avrà finito i soldi da dare agli avvocati, mentre loro, i PM, potranno contare su risorse infinite. Risorse che provengono dalle tasse pagate anche da noi, tifosi Juventini.

Sarà una nuova Farsa. Farsopoli 2. Speriamo almeno, dal prossimo anno, di riuscire a trovare giustizia sul campo. Un tempo lo sapevamo fare. Dobbiamo imparare a farlo nuovamente, e in fretta.