Ho pubblicato qui l’incipit e l’estratto del mio ultimo racconto, intitolato Migrante. In realtà il racconto, benché completo, necessita di una serie revisione, che cercherò di fare nei prossimi giorni. L’obiettivo è quello di proporlo per la pubblicazione come racconto breve o, se riuscirò a farlo crescere, di media lunghezza.
Archivio mensile:Giugno 2015
Sopravvissuto – Trailer Ufficiale
Che dire? Non vedo l’ora!
A giudicare dal trailer ufficiale, il film tratto da The Martian (“L’uomo di marte” il titolo del romanzo in Italia [leggi la recensione], mentre al cinema, tanto per cambiare, viene cambiato in Sopravvissuto) promette bene. Continua a leggere
Neolingua
Io una cosa non riesco proprio a capirla: per quale motivo nei media il termine “migrante” ha sostituito quello più corretto di “profugo”? Questi disperati che scappano dalle guerre e dalle dittature, attraversando il mare su mezzi che a malapena galleggiano, sono profughi. PROFUGHI. Per caso il termine “profugo” contiene in se una qualche accezione negativa? O forse il termine migrate serve a far apparentare i profughi, in maniera subliminale, ai nostri connazionali emigrati a cavallo tra i due secoli e nel primo dopoguerra (e questo in maniera del tutto consapevole e con una certa dose di paraculaggine, senza necessità di scomodare complotti occulti)? Se la risposta è questa, dubito il risultato finale sia quello sperato. L’intolleranza si combatte con la cultura e con serie politiche di integrazione. Per la cultura ci vogliono decenni, e il tempo stringe. Per serie politiche di integrazione, invece, non voglio dire che bisogna dare la cittadinanza, una casa e un lavoro ad ogni persona che sbarca sulle nostre spiagge. No, questo non è possibile. L’integrazione la si costruisce in modo armonico, di concerto con gli altri paesi europei. E se gli altri paesi europei se ne infischiano, non si fa spallucce, ma si combatte per una politica di condivisione dell’emergenza che soltanto con personalità autorevoli, e non con cazzari e indossatori di felpe, si può sperare di portare avanti.
Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica
Dico la verità: da questo libro, letto il titolo e trascurata la sinossi, mi aspettavo una sorta di ripasso delle lezioni di fisica delle superiori, tipo il moto rettilineo uniforme, l’accelerazione centripeta e le tre leggi della dinamica. No, niente di tutto ciò. Qui le cose si fanno serie, e nelle sette lezioni, oggetto di altrettanti articoli pubblicati nel domenicale del Sole 24 Ore, si affrontano argomenti complessi, apparentemente non alla portata di tutti. Allora come mai, mi sono chiesto, questo libro svetta tra le classifiche dei libri più venduti di Amazon?
Mettendo da parte le prime due risposte abbastanza ovvie (perché è lungo soltanto 84 pagine nella versione cartacea e costa poco, soprattutto se si colgono le offerte Kindle), il successo di questo libro è da ricercare nell’ottimo stile di scrittura dell’autore, nella semplicità dell’esposizione, e nel fatto che gli argomenti trattati, seppur a carattere rigorosamente scientifico, solleticano in modo quasi subliminale certe corde sensibili al trascendente.
E poi, finalmente direi, non si parla dei soliti buchi neri (non soltanto), della solita materia oscura (non solo), o dello scontatissimo Bosone di Higgs (anche di quello, ma a margine). Si affrontano argomenti abbastanza inediti nel panorama della divulgazione scientifica a larga diffusione. Personalmente, mi hanno colpito alcune riflessione sui geni che hanno rivoluzionato la fisica a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo e, venendo al sodo, l’illustrazione di alcune particolari teorie riguardanti il fluire del tempo e la composizione dell’universo basata su grani di spazio.
Ammetto tuttavia di non aver propriamente capito tutto, e in questo non hanno certo aiutato le mie abitudini di lettura (la sera sul divano con la TV accesa; a letto prima di dormire e la mattina… insomma, avete capito). Oltre a ciò, devo ammetterlo, ho come l’impressione che per la lettura di tematiche così complesse sia preferibile il supporto cartaceo a quello digitale. Non chiedetemi il motivo, però. Urge comunque una seconda e più attenta lettura.
Libro consigliato se siete appassionati di scienza & fantascienza, e anche se non lo siete ma vi piacciono la filosofia e siete sufficientemente curiosi. E, tra l’altro, non è certo indispensabile una preparazione accademica.
