Neolingua

Io una cosa non riesco proprio a capirla: per quale motivo nei media il termine “migrante” ha sostituito quello più corretto di “profugo”? Questi disperati che scappano dalle guerre e dalle dittature, attraversando il mare su mezzi che a malapena galleggiano, sono profughi. PROFUGHI. Per caso il termine “profugo” contiene in se una qualche accezione negativa? O forse il termine migrate serve a far apparentare i profughi, in maniera subliminale, ai nostri connazionali emigrati a cavallo tra i due secoli e nel primo dopoguerra (e questo in maniera del tutto consapevole e con una certa dose di paraculaggine, senza necessità di scomodare complotti occulti)? Se la risposta è questa, dubito il risultato finale sia quello sperato. L’intolleranza si combatte con la cultura e con serie politiche di integrazione. Per la cultura ci vogliono decenni, e il tempo stringe. Per serie politiche di integrazione, invece, non voglio dire che bisogna dare la cittadinanza, una casa e un lavoro ad ogni persona che sbarca sulle nostre spiagge. No, questo non è possibile. L’integrazione la si costruisce in modo armonico, di concerto con gli altri paesi europei. E se gli altri paesi europei se ne infischiano, non si fa spallucce, ma si combatte per una politica di condivisione dell’emergenza che soltanto con personalità autorevoli, e non con cazzari e indossatori di felpe, si può sperare di portare avanti.

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