Segnalo questo ottimo articolo che Tommaso Pincio pubblica nel suo Blog, inizialmente autobiografico, e che apre con l’omicidio di John Lennon. Mi ricorda l’incipit de La Trasmigrazione di Timothy Archer, ultimo romanzo del visionario scrittore californiano, e anch’esso ampiamente autobiografico.
Si parla anche di India, dove Horselover Fat – alter ego schizofrenico di Dick – si recò alla fine di Valis, primo tomo della trilogia di cui La Trasmigrazione è l’opera ultima.
Si dice tra l’antro che John Lennon fosse interessato a produrre la trasposizione cinematografica di Le Tre Simmate di Palmer Eldritch. Doveva entrarci in qualche modo Timothy Leary, il santone dell’LSD
Le analogie (mie) finiscono qui e non c’entrano nulla col resto dell’articolo, che parla di tutt’altro – ossia del libro I Beatles in India di Lewis Lapham – e non menziona Dick neanche di sguincio…

Kazuo Ishiguro, Non Lasciarmi

Sono passati grossomodo cinque anni da quando, dopo aver visto in TV il film omonimo, mi ripromisi di leggere il romanzo Non Lasciarmi, dello scrittore britannico di origine giapponese Kazuo Ishiguro, pubblicato originariamente nel 2005. Trovai il film bellissimo, commuovente e malinconico, oltreché ben diretto e interpretato. E, ora posso dirlo, estremamente fedele all’originale.
Nonostante da un po’ di tempo abbia perso l’abitudine, oltreché il piacere (qualcuno inorridirà), nel leggere libri cartacei, il film mi piacque così tanto che decisi di acquistare proprio la versione cartacea del romanzo, vista l’indisponibilità del formato ebook. Pur conoscendone già la trama, speravo di trovare nel libro quegli approfondimenti, rispetto alle tematiche fantascientifiche, che nel film vengono soltanto sfiorate.
Caratterizzato da una bellissima immagine di copertina, purtroppo l’edizione del romanzo in mio possesso è stata stampata con un font particolarmente piccolo. È una caratteristica che mi dà particolarmente fastidio, nonostante non abbia seri problemi di vista. Continue reading

Fabio Lastrucci, Utopia Morbida

Riproposto da Delos Digital nella collana Robotica, Utopia Morbida dell’artista napoletano Fabio Lastrucci è un racconto lungo, tipicamente distopico, ben scritto, veloce e originale, che forse avrebbe meritato qualche pagina in più, se non addirittura lo sviluppo in forma di romanzo.
L’idea di fondo è decisamente interessante: in un’Italia governata da un regime dispotico con evidenti richiami al ventennio, in un’ambientazione che potrebbe essere considerata vagamente ucronica, alcuni gruppi di ribelli entrano in clandestinità in un modo alquanto singolare, che ha a che fare con le teorie metafisiche e psichedeliche del celebre scrittore inglese Aldous Huxley. Continue reading

Alessandro De Roma, La Fine dei Giorni

Alessandro De Roma è un giovane autore Sardo, già tradotto all’estero, i cui ultimi lavori sono stati pubblicati da EinaudiLa Fine dei Giorni è la sua seconda opera, pubblicata da Il Maestrale nel 2008, che segue di un anno Vita e Morte di Ludovico Lauter, ottimo esordio apprezzato dalla critica.
Romanzo distopico e apocalittico al tempo stesso, ne La Fine Dei Giorni De Roma racconta una storia sicuramente fantascientifica ma con solide basi nel nostro presente, proiettato in un futuro non troppo distante dai nostri giorni.
Il protagonista e io narrante è Giovanni Ceresa, un insegnate quarantenne dal carattere riflessivo, a tratti pavido e incline alla malinconia. Le vicende prendono il via dall’improvvisa sparizione del signor Baratti, un pensionato che abita nel condominio in cui risiede lo stesso Ceresa. Gli abitanti del condominio non sembrano aver fatto caso alla strana sparizione, e molti addirittura non ricordano l’anziano signore. Lo stesso Ceresa, col passare dei giorni, si rende conto di non riuscire a mantenere vivo il ricordo del suo vissuto quotidiano. Inizia così a tenere un diario, dove registra tutto quello che gli capita e che vale la pena ricordare, nella speranza di riuscire a dare un senso agli eventi di cui non sa di essere ignaro protagonista. Quella di Baratti infatti non è l’unica sparizione dimenticata, mentre in una Torino sapientemente descritta si moltiplicano le persone in preda alla demenza, gruppi di senzatetto più o meno lucidi vagano per le strade, orde di cannibali abitano i cimiteri e bande di delinquenti militarizzati si barricano nei centri commerciali. Continue reading

Margaret Atwood, Per Ultimo il Cuore

Lettura leggera e divertente, quest’ultimo romanzo distopico della Atwood può essere sfogliato tranquillamente sotto l’ombrellone, in metropolitana, una pagina al giorno, mollato e ripreso. Scritto ottimamente e tradotto molto bene, senza inutili virtuosismi e pesanti approfondimenti, di questo libro si apprezzano in primo luogo l’ironia – a volte macabra – e il sense of humor della celebre scrittrice canadese, che ricordo è stata più volte candidata al Nobel, messi a disposizione di una trama semplice e lineare, con colpi di scena non troppo a effetto, e che qua e la pecca in verosimiglianza. Ma questo è voler spaccare il capello in quattro. Il romanzo risulta comunque godibile, capace – se non di stupire – almeno di strapparci qualche sorriso.
In in futuro abbastanza vicino al nostro presente, la crisi economica globale precipita vaste aree degli Stati Uniti d’America, soprattutto il Nord Est, in una situazione di degrado, pericolo costante e povertà estrema. Continue reading

Tiziano Scarpa – Il brevetto del geco

Mi rendo conto di non essere particolarmente originale nel definire Il brevetto del geco, del “cannibaleTiziano Scarpa, un vero, autentico, sincero e caratteristico romanzo postmoderno italiano. Non privo di difetti, a mio modo di vedere. Ma andiamo con ordine.
Vagamente distopico (o utopico, a seconda della propria sensibilità religiosa) nel prologo e nell’epilogo, fatico nel definire questo romanzo un’opera fantascientifica, come qualcuno ha fatto. Anzi, per me non lo è neanche marginalmente. Eppure io sono di bocca buona, da questo punto di vista. Il fatto è che Il brevetto del geco è un romanzo che parla prevalentemente di arte contemporanea – tenete Wikipedia sottomano -, religione, solitudine e parole, tanto che le parole stesse prendono coscienza e parlano di se in prima persona. Che poi si dedichino una manciata di pagine a all’evoluzione sovversiva di una nuova corrente religiosa di matrice cristiana non basta per annoverare questo romanzo nel genere a me caro. Altrimenti, chessò, dovrei considerare anche Rumore bianco di De Lillo un romanzo fantascientifico: c’è chi l’ha fatto, e io non sono d’accordo, e c’è chi ha paragonato Scarpa proprio a De Lillo, senza senso della misura, evidentemente.Recensione Il brevetto del geco Tiziano Scarpa
Quindi, ricapitolando, dal il mio punto di vista questo è il difetto principale: nel leggere il prologo ti aspetti un certo tipo di romanzo, e mentre vai avanti nella lettura ti aspetti che da un momento all’altro la storia dei Cristiani Sovversivi salti fuori. Invece viene liquidata sbrigativamente nelle poche pagine finali.
I due protagonisti sono Federico Morpio, artista fallito perennemente in bolletta, e Adele Cassetti, impiegata anonima colta da crisi mistica e la cui epifania è stata innescata dalla contemplazione del un geco, ospite indesiderato nella casa in cui abita. I due personaggi risultano al tempo stesso anonimi ed eccentrici, marginali e peculiari. Persone comuni con qualcosa di unico. Seguiremo le loro vicende attraverso l’alternanza ordinata dei capitoli, per poi ritrovarli insieme nell’ultimo, dove non manca il classico colpo di scena finale.
Insomma, fatta salva la mia obiezione di cui sopra, si tratta di una lettura abbastanza piacevole, originale e scritta ottimamente. E con Tiziano Scarpa c’era d’aspettarselo.

Escobar, di Andrea Di Stefano

Escobar, di Andrea Di StefanoSegnalo questo film per un motivo soltanto: perché fa a pezzi la figura del criminale buono, tentazione nella quale ad esempio è caduta Netflix, seppur senza sconfinare nell’agiografia. Riguardo questo aspetto non aggiungo altro, per evitare spoiler.
Il film è l’opera prima da regista dell’attore italiano Andrea Di Stefano. Se vi state chiedendo chi sia, andate su Wikipedia: non è certo una star, ma qualcosa ha combinato. Il protagonista della storia, oltre ovviamente al celebre narcotrafficante colombiano (Benicio del Toro), e un giovane surfista Canadese (Josh Hutcherson), che per via della relazione sentimentale con la nipote di Escobar entra a far parte – suo malgrado – di quell’ambiente fatto di lusso sfrenato, omicidi bestiali e beneficenza spicciola.
Film in un certo qual modo istruttivo, fatta salva la premessa iniziale, qualitativamente non memorabile, ma comunque di buona fattura.
Consigliato.

Into The Forest, di Patricia Rozema

locandina Into The ForestInsolito film apocalittico, disponibile in Italia su Netflix, in lingua originale e sottotitolato in italiano. Insolito perché Into The Forest è un film che non ti aspetti. Praticamente sconosciuto dalle nostre parti e ottimamente recitato da Ellen Page e Evan Rachel Wood, nel suo essere privo di effetti speciali e di situazioni dinamiche o d’azione, Into The Forest riesce a catturare l’attenzione degli appassionati e non del genere apocalittico, raccontando la storia di una famiglia che tenta di sopravvivere senza troppi drammi al precipitare del pianeta in una tipica situazione da fine dei tempi, ma senza nulla di roboante, sconvolgente, o addirittura eccessivamente pericoloso… per lo meno all’inizio.
Purtroppo i drammi, quelli veri, non tarderanno ad arrivare, perché la natura umana è spietata e il male e la tragedia ineluttabili.
Un film che vale la pena vedere, e non voglio aggiungere altro.

I sottotitoli non sempre corrispondono a quello che viene detto in lingua originale, come sempre dalle nostre parti. A volte si tratta di semplificazioni (“Non mi hai risposto” la traduzione di “You completely ignored me”, ma non potevano tradurlo letteralmente?), altre di errori pacchiani (Inverter – stesso termine in italiano e in inglese – tradotto in Invertitore), ma ci si può passare sopra con una conoscenza media della lingua inglese.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Jean Hegland non ancora tradotto in italiano, altro motivo per cui il film risulta poco conosciuto dalle nostre parti. Per fortuna ci ha pensato Netflix.

iPhone 8, il miglior concept di sempre…

Questo è davvero il più bel concept dell’iPhone 8 che si sia mai visto.
Oltre a riprendere esteticamente i motivi stilistici del primo iPhone prodotto nel 2007 (quello che in Italia non arrivò mai, se non di contrabbando…), l’iPhone 8 del decennale potrebbe introdurre alcune interessanti novità tecniche, prima fra tutte uno schermo frameless oled di dimensioni e risoluzione maggiori, che inglobi anche il pulsante centrale, racchiuso in un telaio delle stesse dimensioni dell’iPhone 7.

Opera del desginer Martin Hajek, l’iPhone 8 da lui immaginato prevede una fotocamera con doppio obiettivo a filo con la scocca e il retro bicolore.

Fonte: iSpazio.net

Il Ritorno di Trinità, ennesimo (inutile) remake made in Hollywood?

il ritorno di trinitàLa notizia è di quelle che lascia basiti. A quanto pare l’inedita coppia Owen Wilson e Seth Rogen interpreteranno Trinità e Bambino nel remake del film più visto della storia della TV italiana (e il terzo della TV tedesca…), ossia quel Lo Chiamavano Trinità che da almeno tre generazioni appassiona e diverte milioni di spettatori in tutto il mondo. Lungi dal voler criticare la coppia di attori scelti per interpretare i due iconici personaggi (molto bravi entrambi, anche se il canadese Seth Rogen, già interprete di The Green Hornet, col suo metro e ottanta scarsi, non sembra essere “all’altezza” del gigante buono Bud Spencer), ma sono proprio questo tipo di operazioni nostalgia acchiappa-soldi a dar fastidio a quel pubblico che ha avuto la fortuna di assistere e appassionarsi ai veri capolavori della cinematografia italiana.
Par la regia, dopo i rifiuti di Clint Eastwood e Quentin Tarantino, si ricorrerà al solito Robert Rodriguez (quindi più splatter e meno comicità, ma non dovrebbe mancare l’ironia). Le riprese inizieranno a maggio 2017, e tra le location scelte pare ci sia anche Campo Imperatore, nel Gran Sasso, dove vennero girati buona parte degli esterni del primo Trinità. La data di uscita del film è prevista per il primo aprile 2018, in contemporanea negli USA, Italia, Germania e Turchia. Andrete a vederlo?