C’è qualche politico che si definisce povero in quanto guadagna soltanto 145.000 € all’anno. Rischio una causa per diffamazione o vilipendio se dico che questo genere di affermazioni, questi atteggiamenti, mi fanno venire il vomito?
Nel caso, non avrei i soldi per potermi permettere un avvocato, ma dovrei sapermi difendere da solo.
È una caratteristica che accomuna tifosi Juventini, del Torino e, in parte, della Roma. Quella di innamorarsi dei “prodotti” del proprio vivaio. Ogni anno saltano fuori i soliti innamorati: di Giovinco, di Marchisio, ora di Pasquato.
In passato mi è capitato di scontrarmi con colleghi tifosi che avrebbero voluto più spazio per Alessando Orlando, per Buso, per Grabbi, Guzman…
Un po’ si sano pragmatismo non avrebbe guastato. Se la cessione di Marchisio avesse fruttato un po’ liquidi da reinvestire per acquistare Aguero, o Tevez, o Riberì, o Mascherano (e per quest’ultimo facciamo ancora in tempo), non avrei avuto niente da ridire. E invece ci teniamo i nostri amati gioielli, e così gli altri vincono scudetti e coppe…
Mi riferisco alla sorpresa che la Juventus starebbe preparando per i propri tifosi, ossia l’acquisto all’ultimo minuto di un top/middle/low player.
La Juve non sta preparando nessuna sorpresa. Semplicemente aspetta di riuscire a vendere qualcuno, o a rescindere il contratto di qualcun’altro con l’ingaggio troppo alto, fare un po’ di conti, raschiare il fondo del barile e vedere se con quello si riesce a prendere Elia piuttosto che Vargas, Alex piuttosto che Lugano, Aquilani piuttosto che Mascherano.
Già, Mascherano, ultimo nome fatto da chi ha interesse a vendere copie o a pubblicare pubblicità di scommesse in internet… Togliamocelo dalla testa e mettiamoci il cuore in pace. Non verrà mai alla Juve, ne sono sicuro. Prezzo d’acquisto alto, ingaggio elevato, ambizioni da Champions League lo tengono lontano dai colori bianconeri. In più è in esubero rispetto al modulo di Conte (sul quale inizio a nutrire qualche dubbio circa l’integralismo tattico, come lo chiama Carlo Nesti, ma di questo preferisco parlarne dopo aver visto qualche partita seria).
È più facile per me svegliarmi domattina miliardario piuttosto che vedere Mascherano alla Juve. Sarei felice d’essere smentito, per l’una e per l’altra evenienza, ma se il forte centrocampista argentino decidesse di invecchiare in Italia, credo finirà per preferire una squadra con la maglia nero azzurra che fa la Champion. Non mi piace neanche nominarla… e intanto il mio fegato si ingrossa…
Ma si, facciamo gli spiritosi. Buttiamola sul ridere. Moratti che consiglia ad Andrea Agnelli di andare in vacanza… Fossi un tifoso dell’Inter starei li a ridermela di cuore.
Quel giovanotto di Andrea Agnelli convoca una conferenza stampa, dove dice che rivuole lo scudetto 2005-2006. Quello scudetto vinto sul campo dalla Juventus con 91 punti e successivamente assegnato in segreteria all’Inter, terza classificata a distanza siderale, dal suo ex consigliere di amministrazione.
Poi saltano fuori le telefonate che tutti conoscono (o per lo meno tutti gli Juventini che non hanno smesso di informarsi, e quindi togliamo dal gruppo Marco Travaglio), la juve presenta un esposto, Palazzi ci mette una anno a dire che anche l’Inter ha commesso qualche articolo 6 (illecito sportivo), salvo poi dire “peccato, è tutto prescritto”. Ad Abete non è sembrato vero, e così la FIGC decide di non decidere, si dichiara incompetente, e lascia le cose come stanno.
Ma Agnelli non si arrende. Chiede e pretende giustizia, riservandosi la facoltà di rivolgersi a tutti gli organi preposti. Anche alla giustizia ordinaria, se è il caso.
E che fa Moratti? Non ci pensa due volte e a sangue caldo se ne esce con una battuta fulminante: “Le affermazioni di Andrea Agnelli? Non c’è nulla da commentare, spero vada in vacanza cosi’ si rilassa un po’”.
Strano, a me quello nervoso non sembra Agnelli.
Comunque Moratti stia tranquillo. Anzi, continui pure a fare battute. Tanto alla fine ride bene chi ride ultimo.
È fisicamente prestante. Buona tecnica, ottima corsa, ottimo tiro. È abituato al campionato italiano. Ha avuto buoni allenatori. All’occorrenza sa difendere. È nel pieno della maturità psicofisica.
Queste le ragioni per cui preferisco Vargas a Elia, che ha dalla sua l’età, la freschezza, alcuni colpi e, probabilmente, un ingaggio inferiore. E i difensori nostrani gli devono ancora prendere le misure, il che potrebbe comportare un miglior impatto nell’economia della squadra nel girone d’andata, come l’anno scorso per Krasic. Ma non mi sembrano motivi sufficienti per giustificarne l’ingaggio.
Quindi, ricapitolando, non disdegno Elia dell’Amburgo, ma il Vargas visto in questi anni nella Fiorentina si incastra alla perfezione nel puzzle imbastito da Conte. E, spiace dirlo, per un Vargas in più sarei disposto ad avere un Quagliarella in meno (purché non ci siano conguagli assurdi in ballo). Oppure un Amauri o un Martinez + milioni, ma qui sottolineo l’ovvio.
Secondo Beppe Marotta quest’anno sono arrivati giocatori che “Accrescono il livello qualitativo della rosa”. Giusto, corretto. Pirlo di certo accresce il livello qualitativo della rosa, quando sta bene. Vidal pure, se mantiene le promesse. Lichsteiner sulla fascia destra è un garanzia, e speriamo lo sia anche in difesa. Vucinic non si discute, quando ne ha voglia.
Il livello qualitativo è indubbiamente cresciuto. Ma parliamo di una squadra che negli ultimi due anni è arrivata settima. Crescere di livello potrebbe voler dire arrivare quinti.
Si, perché le lacune, anche gravi, ancora ci sono. I difensori centrali sono gli stessi dell’anno scorso. Non dico che avremmo dovuto prendere Lucio o Juan (non ce li darebbero), ma non sarebbe stato uno scandalo provare a soffiare Mexes al Milan. Ho il sospetto che Moggi ci sarebbe riuscito.
Sulla sinistra abbiamo un grosso punto di domanda. A Vucinic che fa il tornate non ci credo neanche se lo vedo. Vargas sarebbe perfetto, ha corsa, tiro, fiato, tecnica e voglia. Mi ricorda Camoranesi sulla fascia opposta. Ma non ce lo vedo Marotta con le mani nuovamente nel portafoglio, e Quagliarella non credo si possa utilizzare come pedina di scambio. Nel caso, non ci vedrei niente di scandaloso.
Insomma, la Juve non mi sembra una squadra ben assortita. E Conte, grande Capitano, non credo riuscirà a mettere in opera il tanto strombazzato 4-2-4. Francamente non ci spero neanche e mi auguro che Conte non si intestardisca nel volerlo applicare a tutti i costi. Mi accontenterei di un solido, si fa per dire, 4-3-3 con Marchisio mezzala.
Con un buon difensore centrale (non un uruguaiano trentenne abituato al campionato turco) e un esterno come si deve forse potremmo giocarcela. Altrimenti la vedo brutta… e l’anno scorso ho azzeccato il pronostico.
Ricordo ancora una delle classiche risposte che solitamente Luciano Moggi rilasciava ai cronisti interessati alle trattative di mercato della Juve. Alla domanda: “È vero che la Juve è interessata a Tal dei Tali“, Moggi sovente rispondeva “Non confermo e non smentisco”. Questa risposta veniva rilasciata per depistare. Infatti il giornalista e il lettore pensavano che la Juve stesse effettivamente trattando il tal giocatore, ma rimaneva nel dubbio, mentre invece alla fine saltava fuori dal cilindro qualcuno di cui non si era mai parlato, e che alla fine si rivelava migliore dei giocatori fin lì ipotizzati.
Saper condurre una trattativa di mercato, portare alla propria squadra i top player e le giovani promesse, vuol dire anche saper sfruttare alcune tecniche di comunicazioni con i media, di cui l’ex ferroviere Moggi era un maestro incontrastato. Avrebbe meritato una laurea ad honorem.
Veniamo al presente. L’affiatato duetto Marotta & Paratici deve rassegnarsi a prendere esempio dalle suddette tecniche moggiane, se non vogliono continuare a collezionare magre figure. L’ultima in ordine di tempo: Lo Monaco del Catania che annuncia la vendita di Silvestre al Palermo.
Probabilmente Silvestre non interessava alla Juve, oppure veniva considerato giocatore da seguire ma da tenere in basso nella scala delle priorità. Purtroppo l’impressione data è che il Palermo ha soffiato Silvestre alla Juve. Così come il City le ha soffiato Aguero (e Dzeko l’anno scorso). Il Napoli Inler. Il Barcellona Sancez.
Troppi i nomi accostati alla Juve. E tutti, purtroppo, effettivamente trattati, o contattati, o opzionati.
Marotta deve imparare a mantenere segrete le trattative. A non annunciare i suoi viaggi. A smentire qualsiasi interessamento a chicchessia. A Non Confermare e Non Smentire. E non trasformare ogni trattativa e in interminabili tour de force. Un po’ di mestiere, che cavolo!
Una piacevole sorpresa. Non conoscevo questo bravo autore, Vindice Lecis, giornalista del gruppo L’Espresso. Ho trovato questo romanzo per caso e l’ho letteralmente divorato.
Romanzo breve, scritto bene, dalla trama veloce e dal tema interessante. Peccato per qualche refuso di troppo che l’editore s’è fatto scappare. La storia è quella del tentato golpe organizzato dal principe Junio Valerio Borghese, golpe messo in atto nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 e poi improvvisamente bloccato grazie a un provvidenziale e misterioso contrordine.
Il romanzo non svela niente di quello che già si sa, e non fornisce teorie o ipotesi nuove, tuttavia di tratta di una facile lettura, vista da sinistra. Se volgiamo l’elemento nuovo è il racconto della vigilanza che l’allora PCI mise in atto, in quanto preventivamente informata, rispetto al probabile colpo di mano.
In mezzo a tutto il resto, una semplice spy story, una storia d’amore e tanti riferimenti storici e giornalistici a un periodo storico dalle tante ombre e dalle poche luci. Lettura consigliatissima, anche sotto l’ombrellone.
In molti invocano “il gesto nobile”. Già, perché secondo alcuni restituire qualcosa di immeritato è un “gesto nobile”.
Restituire uno scudetto assegnato a tavolino sarebbe “un gesto nobile”? Un gesto da “signore”, come la stampa ama dipingere il presidente degli “onesti”?
Io lo chiamerei piuttosto un atto dovuto, altro che gesto nobile. E senza fare tante storie.
Fa specie che nessuno di quegli inquisitori che ad ogni prescrizione del B. fanno a gara ad invitarlo a rinunciarvi (giustamente) non abbiano avuto niente da ridire circa la prescrizione intervenuta provvidenzialmente a levare le castagne dal fuoco al procuratore federale Palazzi e all’Internazionale FC.
Si potrebbe pensare che “in presenza di nuovi elementi”, quali sono le intercettazioni che coinvolgono gli “onesti”, prima imboscate da qualcuno e poi recuperate dal mostro Luciano Moggi, la prescrizione potrebbe beatamente andarsene a quel paese. Ma vabbé, non stiamo a fare i pignoli. Tuttavia non si capisce perché Palazzi ritenga opportuno dover “invitare” a lasciare le cose così come stanno.
Sarebbe stato professionalmente ineccepibile invitare, allo stesso modo, la FIGC a occuparsi della questione, con un appropriato scarica barile.
E la FIGC il 18 luglio, appunto, si occuperà della faccenda lasciando, appunto, le cose come stanno… come da invito del procuratore suddetto.
E fa niente se Abete, tra un abbraccio commosso a Moratti e una lode sperticata all’Inter, ebbe a dire che “L’etica non si prescrive”.
In un paese dove mezzo parlamento ha fatto finta di credere che una marocchina senza fissa dimora fosse la figlia di Mubarak, è facile convincersi del fatto che promettere posti di lavoro ad un arbitro in attività non costituisca illecito sportivo.
Lo scudetto di cartone rimarrà all’Inter, è già tutto deciso.