Twentyfourtwelve

365 racconti di natalePer la “365 racconti di Natale” ho provato a presentare un racconto al di fuori del genere fantascientifico, purtroppo senza successo. Il testo, dal titolo “Un regalo inatteso“, pur con qualche difetto (di quelli che saltano fuori quando rileggi una tua opera dopo parecchio tempo), racconta una bella storia alla Bukowski: parte con un incipit evocativo e prosegue con alcuni passaggi dove credo di aver dato il meglio di me stesso. Forse una delle cose migliori che abbia mai scritto. Non mi è dato sapere il motivo del rifiuto, dovuto probabilmente al tema fin troppo abusato (quello del “barbone nel giorno di natale”), o al finale sbrigativo. La formula d’altra parte è sempre quella delle 2000 battute, spazi compresi.
Mentre attendevo il verdetto per “Un regalo inatteso”, ho scritto un secondo racconto, questa volta fantascientifico, intitolato “Twentifourtwelve” (il titolo più brutto che mi sia mai venuto in mente). Questo secondo racconto, secondo me e secondo mia moglie decisamente meno bello del primo, potrei definirlo “carino”, non di più. Invece è piaciuto alla giuria, che l’ha selezionato per la pubblicazione.

Incipit
– Non possiamo fermarci. La decisione è presa.
– Che diamine! Sarà il clima natalizio ma inizio ad avere qualche dubbio. Tutti quei bambini…
– Fatti da parte, allora, ci penso io ad attivarlo.
– No, aspetta…
– Aspetta una cazzo. Dobbiamo farlo e basta!
Seguì una colluttazione. Glen non fece in tempo ad alzarsi dalla sedia che subito Joe gli piombò addosso. Non ci mise molto a metterlo fuori combattimento. Davanti al monitor ripeté la sequenza che conosceva ormai a memoria: preparazione del codice, propagazione, diffusione del comunicato…
Prima di agire definitivamente sul controllo di attivazione sentì la sua coscienza imporgli un’ulteriore riflessione. Non gli era mai importato nulla del Natale. Mai ricevuto un regalo, un gesto d’affetto, un augurio. Che si fottano tutti quanti, pensò, anche se non riusciva a togliersi dalla testa le parole di Glen: “Tutti quei bambini…”

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