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Lars e una ragazza tutta sua, di Craig Gillespie, con Ryan Gosling

Lars e una ragazza tutta suaLars e una ragazza tutta sua è un film del 2007, diretto dall’allora esordiente Craig Gillespie (Tonya) e interpretato da un incredibilmente bravo Ryan Gosling, snobbato agli Oscar ma non ai Golden Globe, dove venne candidato nella categoria Miglior Attore in un Film Commedia.
Per qualche motivo non sapevo dell’esistenza di questo film, che pur non essendo un capolavoro, risulta comunque gradevole, ben diretto e interpretato da bravi attori. Una favola malinconica non banale (candidata agli Oscar nella categoria Miglior sceneggiatura originale), priva di volgarità e allusioni sessuali, dove qualche sorriso spontaneo interrompe il magone destinato a svanire in un liberatorio lieto fine.
Su Sky on demand.

Gianni Tetti, Mette Pioggia

Nel mio continuo lavoro di approfondimento del genere distopico/apocalittico di matrice italiana, ho scovato questo piccolo capolavoro scritto nel 2014 da un giovane autore e sceneggiatore sardo, Gianni Tetti, anche lui nato a Sassari qualche anno dopo il sottoscritto. Proprio a Sassari sono ambientate le vicende narrate in questa strana apocalisse. Una Sassari cattiva, polverosa, infetta, lenta, silenziosa.
Mette Pioggia è un romanzo corale che narra l’apocalisse incrociando i punti di vista dei tanti personaggi che lo popolano. Personaggi inizialmente slegati tra loro, ma le cui vite si incastrano come le tessere di un puzzle. Tra di loro spicca l’assenza di eroi o persone speciali: sono proprio le storie di questi anonimi personaggi a introdurre un’apocalisse forse climatica o forse peggio, che se ne sta tranquilla sullo sfondo, lasciando che i protagonisti vivano i loro drammi e si abbandonino ai ricordi allucinati e infetti di un mondo giunto oramai alla fine. Continue reading

Giuseppe Genna, History

Articolo scritto per la rivista on line Andromeda, che differisce rispetto all’originale per l’ampia digressione autobiografica.

Sono riuscito nell’impresa non facile di portare a termina la lettura di History, l’ultima fatica letteraria di Giuseppe Genna. “Fatica” nel vero senso della parola, tanto che mi sento da subito di poter dire che History non è un romanzo per tutti, e tra questi ovviamente mi ci metto anch’io. Ma procediamo con ordine, con una mia breve digressione autobiografica.

È una vita che leggo un po’ di tutto in modo disordinato e caotico. Fino a quattordici divoravo manuali e libri illustrati per ragazzi. Intorno ai quindici anni è sbocciato l’amore per la narrativa, prevalentemente di genere fantascientifico. Ho passato un paio d’anni a leggere quasi esclusivamente romanzi e racconti di Isaac Asimov, per poi diversificare con Urania comprati a casaccio, i libri di Lovecraft e Poe, gli scrittori cyberpunk e l’opera omnia di Philip K. Dick. A un certo punto ho rallentato con il consumo smodato di narrativa di genere, spostando i miei interessi sul mainstream di provenienza anglosassone, con saltuarie incursioni nel beat e nel postmoderno. Continue reading

Ernest Cline, Ready Player One

Articolo scritto originariamente il 24 settembre 2014 e oggi, 20 marzo 2018, rivisto, attualizzato e riproposto.

Tanto per mettere subito le cose in chiaro: dopo aver letto Ready Player One si ha l’impressione di aver avuto a che fare con un megaspiegone galattico di 640 pagine. Per gli addetti ai lavori (non che io lo sia) lo spiegone è Il MALE, e lo è sia in ambito narrativo, dove può non essere semplice farne a meno, sia in ambito cinematografico, dove invece le immagini dovrebbero raccontare tutto, o quanto basta. Come avrebbe detto il buon Villaggio, dicesi spiegone o infodump quella spiegazione, solitamente lunga e pedante, che molti scrittori non molto attenti alla tecnica (indipendentemente dal fatto che riescano o meno ad avere successo) usano per illustrare senza troppe complicazioni sia il contesto storico, sociale e culturale nel quale è ambientata la storia, sia l’antefatto dal quale prendono il via le vicende narrate. Questo è il difetto numero uno di Ready Player One. Continue reading

Emmanuel Carrère, La settimana bianca

Articolo scritto originariamente il 3 aprile 2015, e ripubblicato, rivisto e corretto, il 25 febbraio 2018.

Sempre più spesso sono le offerte di Amazon a guidarmi nella selezione dei libri da leggere. Quando mi sono visto proporre a un paio di euro un romanzo di Emmanuel Carrère, scrittore di cui ho avuto modo di apprezzare le biografie di Eduard Limonov e Philip K. Dick, senza pensarci due volte ho deciso di scaricarlo nel mio Kindle, sicuro del fatto che, qualora avessi deciso di abbandonarne la lettura, avrei sprecato l’equivalente del costo di un caffè al bar.
Emmanuel Carrère credo sia al momento uno dei tre o quattro scrittori francesi contemporanei più letti al di fuori dei confini nazionali. E se, come scritto nella sinossi pubblicata su Amazon, La Settimana Bianca è (cit.) “il romanzo più perfetto di Emmanuel Carrère”, potete immaginare il motivo per cui le aspettative nei confronti di questo testo fossero molto alte.
Aspettative purtroppo in parte disattese. Il romanzo è scritto bene, tradotto perfettamente, non annoia, scorre che è una meraviglia ed è lungo il giusto. Ma quando leggi un thriller avente per protagonista un bambino, qualche brivido te lo aspetti. O, meglio, te lo auguri. Continue reading

Andy Weir, Artemis

Con L’Uomo di Marte/Sopravvissuto, l’allora sconosciuto Andy Weir fece il botto, trasformando un divertente romanzo di hard science fiction auto pubblicato, in un best seller assoluto tradotto in tutte le lingue, con tanto di trasposizione cinematografica a opera di (niente po’ po’ di meno che) Ridley Scott. Difficile bissare quel successo, anche perché, parafrasando una vecchia hit di Caparezza, il secondo romanzo è sempre il più difficile nella carriera di uno scrittore che sale alla ribalta con la sua opera prima. Ebbene, per quanto mi riguarda, a livello qualitativo, Weir è rimasto abbondantemente sui livelli di The Martian, anche se… Continue reading

Tiziano Scarpa – Il brevetto del geco

Mi rendo conto di non essere particolarmente originale nel definire Il brevetto del geco, del “cannibaleTiziano Scarpa, un vero, autentico, sincero e caratteristico romanzo postmoderno italiano. Non privo di difetti, a mio modo di vedere. Ma andiamo con ordine.
Vagamente distopico (o utopico, a seconda della propria sensibilità religiosa) nel prologo e nell’epilogo, fatico nel definire questo romanzo un’opera fantascientifica, come qualcuno ha fatto. Anzi, per me non lo è neanche marginalmente. Eppure io sono di bocca buona, da questo punto di vista. Il fatto è che Il brevetto del geco è un romanzo che parla prevalentemente di arte contemporanea – tenete Wikipedia sottomano -, religione, solitudine e parole, tanto che le parole stesse prendono coscienza e parlano di se in prima persona. Che poi si dedichino una manciata di pagine a all’evoluzione sovversiva di una nuova corrente religiosa di matrice cristiana non basta per annoverare questo romanzo nel genere a me caro. Altrimenti, chessò, dovrei considerare anche Rumore bianco di De Lillo un romanzo fantascientifico: c’è chi l’ha fatto, e io non sono d’accordo, e c’è chi ha paragonato Scarpa proprio a De Lillo, senza senso della misura, evidentemente.Recensione Il brevetto del geco Tiziano Scarpa
Quindi, ricapitolando, dal il mio punto di vista questo è il difetto principale: nel leggere il prologo ti aspetti un certo tipo di romanzo, e mentre vai avanti nella lettura ti aspetti che da un momento all’altro la storia dei Cristiani Sovversivi salti fuori. Invece viene liquidata sbrigativamente nelle poche pagine finali.
I due protagonisti sono Federico Morpio, artista fallito perennemente in bolletta, e Adele Cassetti, impiegata anonima colta da crisi mistica e la cui epifania è stata innescata dalla contemplazione del un geco, ospite indesiderato nella casa in cui abita. I due personaggi risultano al tempo stesso anonimi ed eccentrici, marginali e peculiari. Persone comuni con qualcosa di unico. Seguiremo le loro vicende attraverso l’alternanza ordinata dei capitoli, per poi ritrovarli insieme nell’ultimo, dove non manca il classico colpo di scena finale.
Insomma, fatta salva la mia obiezione di cui sopra, si tratta di una lettura abbastanza piacevole, originale e scritta ottimamente. E con Tiziano Scarpa c’era d’aspettarselo.

Tullio Avoledo – Chiedi alla Luce

Chiedi alla Luce, di Tullio Avoledo, è un romanzo bellissimo, giudizio che ho maturato gradualmente,  soprattutto dopo aver superato le prime cento pagine, quelle che mi sono servite per metabolizzare una storia dalle tematiche che di primo acchito potevano sembrare vagamente fantasy. Chiedi alla Luce – titolo stupendo mutuato da un verso del poeta Ovidio, uno dei tanti personaggi che affollano il romanzo – invece parla d’altro.
Parla del male che alberga nell’animo delle persone, e di quella scintilla di umanità che a volte si può nascondere nel cuore del più spietato dei carnefici, per quanto tale concetto sia difficile da accettare. E di autori di carneficine, in questo romanzo, ce ne sono tanti: dalla manovalanza nazista dei campi di concentramento, ai boia seriali delle purghe staliniane. Dalle atrocità commesse durante l’assedio di Budapest, all’eccidio di Minsk e alla strage degli insorti della Comune di Parigi.
Il viaggio dell’Arcangelo Gabriele, l’Angelo Sterminatore incarnato tra fine del ventesimo e inizio del ventunesimo secolo nel corpo, nel cervello eroso dal cancro e nella psiche dell’archistar Gabriel, si snoda tra i luoghi delle carneficine di cui sopra. Viaggio geografico e temporale, tra Europa, Russia, Turchia e Penisola Arabica, e che finisce tra Pordenone e Venezia, in un continuo spostarsi tra i luoghi della memoria ormai compromessa di Gabriel, alla ricerca di una donna di cui soltanto alla fine conosceremo storia e destino, alle soglie di una fine del mondo che aleggia tra le pagine del libro come l’immagine di un evento incombente, mai del tutto a fuoco.
tullio avoledo chiedi alla luceRomanzo caleidoscopico, ricco di rimandi, amnesie e situazioni grottesche: cani e gatti che parlano, zingari millenari dalle origine classiche, angeli nascosti tra i mortali, cantanti uxoricidi, compagni di viaggio logorroici, oggetti e opere d’arte che attraversano il tempo e lo spazio. E poi le donne, donne fatali, bellissime e sensuali come tutte le donne dei romanzi Avoledo, nelle quali in qualche modo si rispecchia e cerca conforto tutta la fragilità del protagonista.
Quasi cinquecento pagine velate da malinconia e pessimismo, di tanto in tanto intervallate da quel sottile e cinico umorismo che fa capolino tra i dialoghi, brillanti e veri, dei protagonisti.
Non mancano infine incursioni su tematiche care allo scrittore di Pordenone: l’amore per la musica, la tecnologia, la poesia, l’arte. Il tutto condito in salsa vagamente postmoderna.
La sparo grossa: Avoledo è uno dei migliori scrittori italiani, e spiace che in tanti ancora non se ne siano resi conto.

Amedeo Balbi, Dove sono tutti quanti?

Anche questo libro, come tanti altri (questo il mio preferito), nell’affrontare la questione dello sviluppo della vita al di fuori del pianeta Terra, parte dal celebre Paradosso di Fermi.
Argomento affascinante e divisivo come pochi, e basta farsi un giro per i social per capire quanto possano accendersi gli animi nel trattare una materia così complessa e, se vogliamo, “alla moda”.
Il libro del giovane divulgatore Amedeo Balbi, scritto benissimo e approfondito il giusto (tranquilli, non ci sono equazioni o formule astruse da decifrare), non aggiunge più di tanto a quanto già scritto e già letto in passato, a parte l’interessante capitolo che prende in considerazione le sempre più frequenti scoperte in materia di esopianeti.amedeo balbi, dove sono tutti quanti
Numerosi i riferimenti autobiografici, che l’autore utilizza come spunto di partenza per approfondire le tante questioni prese in esame. Tale espediente alleggerisce la lettura, quasi romanzesca in alcuni punti, e grazie anche al numero di pagine non eccessivo, si finisce per leggere il libro tutto d’un fiato.
Ottima l’appendice finale intitolata “Per continuare a esplorare“, ricca di riferimenti bibliografici e risorse per chi vuole approfondire ulteriormente l’argomento.
Detto questo, libro consigliato agli appassionati del genere e non, ma soprattutto ai seguaci del fenomeno ufo: questa è scienza, non fantascienza 😉

Giampietro Stocco, Rigenerazione

Con il racconto Rigenerazione, Giampietro Stocco compie un deciso balzo in avanti, spostandosi dalle complicate (ma non per lui…) ambientazioni ucroniche a quelle per certi versi più semplici e comode (ma non per me…) della distopia classica.
La vicenda è ambientata in un futuro in cui l’umanità è sopravvissuta a una non meglio precisata Svolta, un qualche genere di cataclisma o sconvolgimento economico o sociale, e nel quale gli esseri umani hanno acquisito la capacità di rigenerare quelle persone che, per qualche motivo, non riescono a evitare la morte.
Leda è una rigeneratrice, una Persona, e come tutti i suoi pari considera i Cosi, i rigenerati, animali da soma incapaci di provare dolore e sentimenti. Schiavi, ne più ne meno, immemori del loro passato.
giampietro stocco, rigenerazioneSarà tuttavia la curiosità della protagonista a condurla dove i cosi abitano e vivono, a osservarne i comportamenti, a cercare di capirne il linguaggio finché, accompagnata da uno di loro, li assisterà nel miracolo tanto spirituale quanto terreno della nascita. E qui mi fermo, altrimenti rischio di rivelare troppo di un racconto da poche decine di pagine.
Aggiungo soltanto che nella figura dei Cosi, dei rigenerati, mi sembra di aver colto parte di quelle suggestioni che caratterizzano buona parte della narrativa dedicata agli Zombie, al netto delle scene di cannibalismo e senza ricorrere a virus mutanti o a riti voodoo. Ma potrei sbagliarmi.
Una buona lettura, veloce e lineare. Un mondo creato in poche pagine che Stocco riesce a dipingere direttamente nella mente del lettore. Consigliato.