Author Archives: Thomas M. Pitt

Tiziano Scarpa – Il brevetto del geco

Mi rendo conto di non essere particolarmente originale nel definire Il brevetto del geco, del “cannibaleTiziano Scarpa, un vero, autentico, sincero e caratteristico romanzo postmoderno italiano. Non privo di difetti, a mio modo di vedere. Ma andiamo con ordine.
Vagamente distopico (o utopico, a seconda della propria sensibilità religiosa) nel prologo e nell’epilogo, fatico nel definire questo romanzo un’opera fantascientifica, come qualcuno ha fatto. Anzi, per me non lo è neanche marginalmente. Eppure io sono di bocca buona, da questo punto di vista. Il fatto è che Il brevetto del geco è un romanzo che parla prevalentemente di arte contemporanea – tenete Wikipedia sottomano -, religione, solitudine e parole, tanto che le parole stesse prendono coscienza e parlano di se in prima persona. Che poi si dedichino una manciata di pagine a all’evoluzione sovversiva di una nuova corrente religiosa di matrice cristiana non basta per annoverare questo romanzo nel genere a me caro. Altrimenti, chessò, dovrei considerare anche Rumore bianco di De Lillo un romanzo fantascientifico: c’è chi l’ha fatto, e io non sono d’accordo, e c’è chi ha paragonato Scarpa proprio a De Lillo, senza senso della misura, evidentemente.Recensione Il brevetto del geco Tiziano Scarpa
Quindi, ricapitolando, dal il mio punto di vista questo è il difetto principale: nel leggere il prologo ti aspetti un certo tipo di romanzo, e mentre vai avanti nella lettura ti aspetti che da un momento all’altro la storia dei Cristiani Sovversivi salti fuori. Invece viene liquidata sbrigativamente nelle poche pagine finali.
I due protagonisti sono Federico Morpio, artista fallito perennemente in bolletta, e Adele Cassetti, impiegata anonima colta da crisi mistica e la cui epifania è stata innescata dalla contemplazione del un geco, ospite indesiderato nella casa in cui abita. I due personaggi risultano al tempo stesso anonimi ed eccentrici, marginali e peculiari. Persone comuni con qualcosa di unico. Seguiremo le loro vicende attraverso l’alternanza ordinata dei capitoli, per poi ritrovarli insieme nell’ultimo, dove non manca il classico colpo di scena finale.
Insomma, fatta salva la mia obiezione di cui sopra, si tratta di una lettura abbastanza piacevole, originale e scritta ottimamente. E con Tiziano Scarpa c’era d’aspettarselo.

Escobar, di Andrea Di Stefano

Escobar, di Andrea Di StefanoSegnalo questo film per un motivo soltanto: perché fa a pezzi la figura del criminale buono, tentazione nella quale ad esempio è caduta Netflix, seppur senza sconfinare nell’agiografia. Riguardo questo aspetto non aggiungo altro, per evitare spoiler.
Il film è l’opera prima da regista dell’attore italiano Andrea Di Stefano. Se vi state chiedendo chi sia, andate su Wikipedia: non è certo una star, ma qualcosa ha combinato. Il protagonista della storia, oltre ovviamente al celebre narcotrafficante colombiano (Benicio del Toro), e un giovane surfista Canadese (Josh Hutcherson), che per via della relazione sentimentale con la nipote di Escobar entra a far parte – suo malgrado – di quell’ambiente fatto di lusso sfrenato, omicidi bestiali e beneficenza spicciola.
Film in un certo qual modo istruttivo, fatta salva la premessa iniziale, qualitativamente non memorabile, ma comunque di buona fattura.
Consigliato.

Into The Forest, di Patricia Rozema

locandina Into The ForestInsolito film apocalittico, disponibile in Italia su Netflix, in lingua originale e sottotitolato in italiano. Insolito perché Into The Forest è un film che non ti aspetti. Praticamente sconosciuto dalle nostre parti e ottimamente recitato da Ellen Page e Evan Rachel Wood, nel suo essere privo di effetti speciali e di situazioni dinamiche o d’azione, Into The Forest riesce a catturare l’attenzione degli appassionati e non del genere apocalittico, raccontando la storia di una famiglia che tenta di sopravvivere senza troppi drammi al precipitare del pianeta in una tipica situazione da fine dei tempi, ma senza nulla di roboante, sconvolgente, o addirittura eccessivamente pericoloso… per lo meno all’inizio.
Purtroppo i drammi, quelli veri, non tarderanno ad arrivare, perché la natura umana è spietata e il male e la tragedia ineluttabili.
Un film che vale la pena vedere, e non voglio aggiungere altro.

I sottotitoli non sempre corrispondono a quello che viene detto in lingua originale, come sempre dalle nostre parti. A volte si tratta di semplificazioni (“Non mi hai risposto” la traduzione di “You completely ignored me”, ma non potevano tradurlo letteralmente?), altre di errori pacchiani (Inverter – stesso termine in italiano e in inglese – tradotto in Invertitore), ma ci si può passare sopra con una conoscenza media della lingua inglese.

Il film è tratto dal romanzo omonimo di Jean Hegland non ancora tradotto in italiano, altro motivo per cui il film risulta poco conosciuto dalle nostre parti. Per fortuna ci ha pensato Netflix.

iPhone 8, il miglior concept di sempre…

Questo è davvero il più bel concept dell’iPhone 8 che si sia mai visto.
Oltre a riprendere esteticamente i motivi stilistici del primo iPhone prodotto nel 2007 (quello che in Italia non arrivò mai, se non di contrabbando…), l’iPhone 8 del decennale potrebbe introdurre alcune interessanti novità tecniche, prima fra tutte uno schermo frameless oled di dimensioni e risoluzione maggiori, che inglobi anche il pulsante centrale, racchiuso in un telaio delle stesse dimensioni dell’iPhone 7.

Opera del desginer Martin Hajek, l’iPhone 8 da lui immaginato prevede una fotocamera con doppio obiettivo a filo con la scocca e il retro bicolore.

Fonte: iSpazio.net

Il Ritorno di Trinità, ennesimo (inutile) remake made in Hollywood?

il ritorno di trinitàLa notizia è di quelle che lascia basiti. A quanto pare l’inedita coppia Owen Wilson e Seth Rogen interpreteranno Trinità e Bambino nel remake del film più visto della storia della TV italiana (e il terzo della TV tedesca…), ossia quel Lo Chiamavano Trinità che da almeno tre generazioni appassiona e diverte milioni di spettatori in tutto il mondo. Lungi dal voler criticare la coppia di attori scelti per interpretare i due iconici personaggi (molto bravi entrambi, anche se il canadese Seth Rogen, già interprete di The Green Hornet, col suo metro e ottanta scarsi, non sembra essere “all’altezza” del gigante buono Bud Spencer), ma sono proprio questo tipo di operazioni nostalgia acchiappa-soldi a dar fastidio a quel pubblico che ha avuto la fortuna di assistere e appassionarsi ai veri capolavori della cinematografia italiana.
Par la regia, dopo i rifiuti di Clint Eastwood e Quentin Tarantino, si ricorrerà al solito Robert Rodriguez (quindi più splatter e meno comicità, ma non dovrebbe mancare l’ironia). Le riprese inizieranno a maggio 2017, e tra le location scelte pare ci sia anche Campo Imperatore, nel Gran Sasso, dove vennero girati buona parte degli esterni del primo Trinità. La data di uscita del film è prevista per il primo aprile 2018, in contemporanea negli USA, Italia, Germania e Turchia. Andrete a vederlo?

Amedeo Balbi, Dove sono tutti quanti?

Anche questo libro, come tanti altri (questo il mio preferito), nell’affrontare la questione dello sviluppo della vita al di fuori del pianeta Terra, parte dal celebre Paradosso di Fermi.
Argomento affascinante e divisivo come pochi, e basta farsi un giro per i social per capire quanto possano accendersi gli animi nel trattare una materia così complessa e, se vogliamo, “alla moda”.
Il libro del giovane divulgatore Amedeo Balbi, scritto benissimo e approfondito il giusto (tranquilli, non ci sono equazioni o formule astruse da decifrare), non aggiunge più di tanto a quanto già scritto e già letto in passato, a parte l’interessante capitolo che prende in considerazione le sempre più frequenti scoperte in materia di esopianeti.amedeo balbi, dove sono tutti quanti
Numerosi i riferimenti autobiografici, che l’autore utilizza come spunto di partenza per approfondire le tante questioni prese in esame. Tale espediente alleggerisce la lettura, quasi romanzesca in alcuni punti, e grazie anche al numero di pagine non eccessivo, si finisce per leggere il libro tutto d’un fiato.
Ottima l’appendice finale intitolata “Per continuare a esplorare“, ricca di riferimenti bibliografici e risorse per chi vuole approfondire ulteriormente l’argomento.
Detto questo, libro consigliato agli appassionati del genere e non, ma soprattutto ai seguaci del fenomeno ufo: questa è scienza, non fantascienza 😉

Giampietro Stocco, Rigenerazione

Con il racconto Rigenerazione, Giampietro Stocco compie un deciso balzo in avanti, spostandosi dalle complicate (ma non per lui…) ambientazioni ucroniche a quelle per certi versi più semplici e comode (ma non per me…) della distopia classica.
La vicenda è ambientata in un futuro in cui l’umanità è sopravvissuta a una non meglio precisata Svolta, un qualche genere di cataclisma o sconvolgimento economico o sociale, e nel quale gli esseri umani hanno acquisito la capacità di rigenerare quelle persone che, per qualche motivo, non riescono a evitare la morte.
Leda è una rigeneratrice, una Persona, e come tutti i suoi pari considera i Cosi, i rigenerati, animali da soma incapaci di provare dolore e sentimenti. Schiavi, ne più ne meno, immemori del loro passato.
giampietro stocco, rigenerazioneSarà tuttavia la curiosità della protagonista a condurla dove i cosi abitano e vivono, a osservarne i comportamenti, a cercare di capirne il linguaggio finché, accompagnata da uno di loro, li assisterà nel miracolo tanto spirituale quanto terreno della nascita. E qui mi fermo, altrimenti rischio di rivelare troppo di un racconto da poche decine di pagine.
Aggiungo soltanto che nella figura dei Cosi, dei rigenerati, mi sembra di aver colto parte di quelle suggestioni che caratterizzano buona parte della narrativa dedicata agli Zombie, al netto delle scene di cannibalismo e senza ricorrere a virus mutanti o a riti voodoo. Ma potrei sbagliarmi.
Una buona lettura, veloce e lineare. Un mondo creato in poche pagine che Stocco riesce a dipingere direttamente nella mente del lettore. Consigliato.

Tullio Avoledo – Chiedi alla Luce

Chiedi alla Luce, di Tullio Avoledo, è un romanzo bellissimo, giudizio che ho maturato gradualmente,  soprattutto dopo aver superato le prime cento pagine, quelle che mi sono servite per metabolizzare una storia dalle tematiche che di primo acchito potevano sembrare vagamente fantasy. Chiedi alla Luce – titolo stupendo mutuato da un verso del poeta Ovidio, uno dei tanti personaggi che affollano il romanzo – invece parla d’altro.
Parla del male che alberga nell’animo delle persone, e di quella scintilla di umanità che a volte si può nascondere nel cuore del più spietato dei carnefici, per quanto tale concetto sia difficile da accettare. E di autori di carneficine, in questo romanzo, ce ne sono tanti: dalla manovalanza nazista dei campi di concentramento, ai boia seriali delle purghe staliniane. Dalle atrocità commesse durante l’assedio di Budapest, all’eccidio di Misk e alla strage degli insorti della Comune di Parigi.
Il viaggio dell’Arcangelo Gabriele, l’Angelo Sterminatore incarnato tra fine del ventesimo e inizio del ventunesimo secolo nel corpo, nel cervello eroso dal cancro e nella psiche dell’archistar Gabriel, si snoda tra i luoghi delle carneficine di cui sopra. Viaggio geografico e temporale, tra Europa, Russia, Turchia e Penisola Arabica, e che finisce tra Pordenone e Venezia, in un continuo spostarsi tra i luoghi della memoria ormai compromessa di Gabriel, alla ricerca di una donna di cui soltanto alla fine conosceremo storia e destino, alle soglie di una fine del mondo che aleggia tra le pagine del libro come un evento incombente, ma del tutto a fuoco.
tullio avoledo chiedi alla luceRomanzo caleidoscopico, ricco di rimandi, amnesie e situazioni grottesche: cani e gatti che parlano, zingari millenari dalle origine classiche, angeli nascosti tra i mortali, cantanti uxoricidi, compagni di viaggio logorroici, oggetti e opere d’arte che attraversano il tempo e lo spazio. E poi le donne, donne fatali, bellissime e sensuali come tutte le donne dei romanzi Avoledo, nelle quali in qualche modo si rispecchia e cerca conforto tutta la fragilità del protagonista.
Quasi cinquecento pagine velate da malinconia e pessimismo, di tanto in tanto intervallate da quel sottile e cinico umorismo che fa capolino tra i dialoghi, brillanti e veri, dei protagonisti.
Non mancano infine incursioni su tematiche care allo scrittore di Pordenone: l’amore per la musica, la tecnologia, la poesia, l’arte. Il tutto condito in salsa vagamente postmoderna.
La sparo grossa: Avoledo è uno dei migliori scrittori italiani, e spiace che in tanti ancora non se ne siano resi conto.

Pregi e difetti dell’offerta Sky On Demand, al tempo di Netflix…

pregi e difetti dell'offerta sky on demand, al tempo di netflix...

Ricordo di aver scritto qualche anno fa articolo intitolato MySky ti cambia la vita, articolo andato perso insieme a un vecchio blog ormai chiuso. All’epoca MySky offriva un servizio davvero innovativo, senza eguali in Italia. Poter mettere in pausa le dirette, programmare la registrazione di film e eventi, anche in contemporanea con la visione di altre trasmissioni, salvare su disco intere serie e rivedere dall’inizio programmi già iniziati… Tutto questo consentiva una fruizione senza eguali dei contenuti proposti dalla TV satellitare, una vera e propria overdose di film, documentari, serie e spettacoli come mai era stato possibile prima di allora nella storia della TV italiana.
Era il 2006, e a parte la doverosa aggiunta dell’HD, e l’ovvia introduzione dell’on demand (da poco finalmente sfociata nel servizio Box Sets), dal punto di vista tecnologico My Sky è rimasto sempre lo stesso. Stessa interfaccia, o quasi, stesse modalità di fruizione e interazione, su decoder che laggano in modo snervante. Peccato che siamo arrivati al 2017 e il mondo, nel frattempo, è cambiato.
Oggi l’offerta di contenuti on demand via internet è diventata incredibilmente varia e evoluta. Chi utilizza Netflix sa di cosa parlo. Mentre l’interfaccia per fruizione dei contenuti tramite My Sky ricorda la grafica degli home computer anni 80/90, quella di Netflix è, per dirla con un gergo giovanile, una figata pazzesca. Non solo: la qualità dei video è altissima anche in presenza di una connessione non particolarmente performante. L’utilizzo delle varie app di Netflix, disponibili praticamente per ogni piattaforma e sistema operativo esistente, è a prova di bambino di due anni. La politica dei prezzi è onesta: paghi un mese e se ti va continui, altrimenti sospendi il servizio. Parliamo di prezzi che stanno intorno ai 10€, non di un pacchetto strutturato dove per avere tutto quello che ti serve devi attivare anche opzioni che non ti interessano.
Certo, mettendo da parte l’aspetto tecnologico, l’offerta di Sky per quanto riguarda il Cinema è inarrivabile per Netflix, soprattutto in fatto di prime visioni. Ma sul resto ci siamo, eccome: le serie TV sono ottime su entrambe le piattaforme, ma è evidente che Sky resiste grazie ad alcune esclusive fatte sue quando Netflix ancora non era sbarcato in Italia, come The Walking Death, per dirne una.
Sui documentari, tolto il ciarpame delle serie “affari & rigattieri”, i tanti reality girati in Alaska, quelli sugli artigiani (acquari, case sugli alberi, choppers, meccanici e carrozzieri), quelli su malattie e parassiti, e chi più ne ha più ne metta… l’offerta di qualità è equivalente: su Netflix vengono proposti ottimi documentari, forse addirittura in quantità superiore rispetto a Sky.
L’offerta per bambini e adolescenti è ottima su entrambe le piattaforme, anche se Sky vince in quantità.
Fin qui non ho citato NowTv che dovrebbe rappresentare la risposta di Sky proprio a Netflix. Il motivo è semplice: si tratta di un servizio ancora poco utilizzato e conosciuto, e fortemente dipendente dall’offerta Sky. Con, tra l’altro, enormi difetti: i contenuti in HD ad esempio non sono ancora disponibili (dovrebbero esserlo a breve, a quanto pare), mentre su Netflix sono già disponibili in 4K e HDR.
Non parliamo poi del fatto che mentre Sky tarda a introdurre nuovi decoder al passo coi tempi (riguardo interfaccia e servizi fruibili via wifi), non deve guardarsi soltanto dalla concorrenza di Netflix, che comunque rimane l’alternativa migliore rispetto all’on demand di sky. Mi riferisco a Infinity di Mediaset, Amazon Video, Tim Vision, Vodafone TV… soluzione offerte a prezzi spesso in promo, o in bundle con altri servizi.
Per finire, sono cliente Sky da più di dieci anni. Un cliente abbastanza soddisfatto, seppur con alti e bassi, e che apprezza lo sforzo fatto per cercare di “coccolare” i vecchi clienti tramite le offerte Sky Extra. Però, ribadisco, siamo nel 2017. La tecnologia e la varietà dell’offerta sono cambiate. Attenzione a non perdere il treno.

Apple: iniziata la parabola discendente?

iPhone 8 concept by ConceptsiPhoneApple viene percepita come una società dalle dimensioni talmente importanti che la si potrebbe ascrivere a pieno titolo in quel ristretto gruppo di multinazionali che, per quanto possano attraversare periodi di crisi, anche forti, sembrano al riparo da qualsiasi possibilità di fallimento. Parlo di IBM, ad esempio, o delle grandi case automobilistiche, delle sette sorelle petrolifere, delle multinazionali del tabacco, della Monsanto. Aziende che soltanto importanti sconvolgimenti (sociali, ambientali, economici, ecc.) possono comprometterne l’esistenza. E quando parlo di “importanti sconvolgimenti”, mi riferisco a qualcosa di apocalittico.
Non posso tuttavia non notare quanto le cose, nella casa della mela morsicata, sembra stiano prendendo una piega abbastanza preoccupante. Cosa me lo fa pensare? La totale mancanza di novità che da almeno un paio d’anni caratterizza le sue famiglie di prodotti.
Vediamo di approfondire.
1) iPhone e iPad vengono costantemente aggiornati, ma alla fine rimangono sempre uguali a se stessi. L’aggiornamento più importante l’hanno ricevuto i tablet, con l’introduzione dei modelli Pro, che tuttavia non sembrano riscuotere il successo che ci si aspettava. Dovrebbero rappresentare una sorda di “via di mezzo” tra tablet e notebook, mentre in realtà sono soltanto degli iPad con penna e tastiera (tra l’altro vendute a parte e a caro prezzo). Certo, divertenti da usare, anche produttivi, ma alla fine prodotti così, anche se molto meno evoluti, esistevano vent’anni fa. E, provare per credere, un tablet con tastiera non potrà mai sostituire in tutto e per tutto un notebook. Già dover staccare le mani dalla tastiera per via della mancanza di un touch pad, ed essere costretti a lavorare con le dita sullo schermo mentre si tiene il tablet sulla scrivania o, in qualche modo, sulle ginocchia risulta abbastanza scomodo. E snervante, a dirla tutta.
Molto meglio si comportano, da questo punto di vista, i 2 in 1 o i convertibili basati su Windows 10. Computer a tutti gli effetti che, volendo, possono essere utilizzati come tablet.
Direte: “Si, ma per cazzeggiare sul divano o a letto molto meglio un iPad piuttosto che un Surface di Microsoft o altro 2 in 1 simile”. Vero: infatti tanto vale un tenersi un iPad Air 2 per fare tutto ciò e lasciare il lavoro serio ad appannaggio dei notebook con windows o ai MacBook. Per come la vedo io non dovrebbe esserci distinzione tra iPad Air e iPad Pro, ne tecnica ne di prezzo. In sostanza, il prodotto dovrebbe essere uno soltanto (col display di due o tre misure differenti), e lasciare all’utente la possibilità di scegliere di utilizzarli con tastiera e penna (che dovrebbe essere offerta in bundle). Infine, un file manager vero non guasterebbe: chi lavora su suite di prodotti di tipo Office sa di cosa parlo…
2) …Così però gli iPad non sarebbero troppo dissimili dai Mac Book, e qui casca l’asino. Fino a qualche anno fa i MacBook rappresentavano quel genere di dispositivi che facevano esclamare Wow! agli utenti Windows, quando gliene capitava qualcuno tra le mani. Ora non più: oggi la maggiore novità nel mercato è rappresentata dai convertibili e dai 2 in 1 con digitalizzatore. Quelli si che fanno esclamare Wow!, altro che la barra oled dei nuovi MacBook. Che nel frattempo hanno perso definitamente la guerra in fatto di dimensioni contenute e leggerezza abbinata a materiali di qualità e prestazioni adeguate. HP, Lenovo, Asus e Dell sembrano di riuscire fare molto meglio da questo punto di vista. In sostanza, Apple evita scientemente di creare un 2 in 1 con digitalizzatore e sistema operativo OS x proprio per non fare concorrenza interna ai suoi iPad, e non perché il mercato non lo richieda.
3) Gli iPhone continuano ad essere i migliori smartphone sulla piazza: facili da usare, belli esteticamente, prestanti, ben bilanciati, con un’infinità di accessori, app e servizi a disposizione. Ma il progetto è fermo, da tre generazioni sempre uguale a se stesso, salvo quelle poche novità introdotte col contagocce ogni 12 mesi. Fortunatamente per Apple l’universo Android non sembra riuscire a proporre alternative universalmente considerate all’altezza del suo prodotto di punta. È vero: ci sono smart phone con batterie e autonomia migliori, con maggior risoluzione dello schermo, migliori cam, design da urlo… Ma è un po’ come dire che la Bugatti è meglio della Ferrari. Si, corre di più, ma la maggior parte delle persone gli preferirà sempre una Ferrari.
A quanto pare le vere novità verranno introdotte con l’iPhone 8. Si parla di schermi Oled edge to edge, ossia senza cornici, di ricarica wireless e impermeabilità ulteriormente migliorata. A me tali novità non impressionano – personalmente avrei preferito uno schermo infrangibile e una scocca facilmente sostituibile – tuttavia rappresentano un passo avanti ben più marcato rispetto ai passaggi do consegne tra iPhone 6, 6s e 7. Purché non venga adottata la politica dei prezzi che ha caratterizzato l’affiancamento dei modelli pro agli iPad standard. Diversamente ho paura che le vendite ne risentiranno di conseguenza.
4) Apple Store e iTunes macinano utili che la concorrenza neanche si sogna, ma da questo punto di vista Apple sembra aver perso il treno dei servizi streaming. La creazione di realtà importanti come Spotify e Netflix, dal punto di vista tecnologico, erano ampiamente alla portata di Apple, che tuttavia ha preferito lasciare iTunes immutato, salvo poi affiancargli frettolosamente Apple Music, con scarso successo. Per quanto riguarda la proposta di un servizio simile a Netflix, invece, siamo ancora in alto mare, e non è che la cosa sia poi questa grande tragedia. Di fatto, nessuno sente l’esigenza di un servizio di video streaming targato Apple.
5) Mentre l’iPod sembra ormai inesorabilmente destinato a sparire, si può affermare che Apple TV, Mac e soprattutto Apple Watch rappresentino prodotti di nicchia, probabilmente realizzati in perdita. È vero che quello di Apple è lo smart watch più venduto in assoluto, ma alla fine, se non fosse per l’ecosistema nel quale è inserito, risulta essere inferiore, dal punto di vista estetico e tecnologico, a molti prodotti offerti dalla concorrenza. E, soprattutto, non viene percepito come indispensabile. Io ne ho avuto uno in prova per una quarantina di giorni, prestato da un’amico che non aveva voglia di portarselo appresso durante un viaggio all’estero. Si, può sembrare utile e divertente tenerlo al polso, ma quando l’ho restituito non mi è passata minimamente per la testa l’idea di chiedergli di vendermelo, visto che comunque aveva deciso di disfarsene.

Dopo questo lungo excursus non voglio anch’io cadere nel luogo comune che attribuisce alla dipartita di Steve Jobs la causa di un possibile futuro ridimensionamento di Apple, ma non posso far finta di ignorare il suo coraggio di osare e la capacità di anticipare i tempi, e di saperlo fare nel momento giusto. Perché, se vogliamo, questa è la vera mission di Apple: offrire ciò che nessun concorrente riesce a immaginare. Saranno ancora capaci di farlo?

iPhone 8 concept by ConceptsiPhone

PS: Con questo articolo riprendo ad occuparmi con regolarità di tecnologia e elettronica di consumo, come facevo una decina d’anni fa, quando da queste parti capitava di veder passare un migliaio di utenti al giorno: qualcosa in più rispetto ai 150 mensili di oggi. Lo faccio perché 1) mi piace; 2) è – in parte – il mio lavoro. Non credo di riuscire a pubblicare un articolo al giorno, come facevo all’epoca, alzandomi alle 5.30 del mattino, tuttavia almeno uno a settimana proverò a imbastirlo. E chi vivrà vedrà…